
A cura della redazione
Quello che sta per concludersi è un anno importante.
La pandemia ha messo, e sta tuttora mettendo, il mondo alla prova; ha risvegliato molte coscienze, mostrando, a tratti con brutalità e in maniera drammatica, quanto esistenza e sopravvivenza siano aspetti molto spesso dati per scontati, sottovalutati a livello globale, sovente trascurati dalle agende politiche e talvolta dagli stessi individui.
Una fragilità che, tuttavia, non riguarda unicamente gli aspetti clinici ed epidemiologici, ma che riconduce a un più ampio ambito di rispetto e tutela dell’ambiente in cui viviamo: una sorta di monito ad aprire gli occhi e a maturare la consapevolezza che il futuro nostro e del pianeta è strettamente legato alle nostre scelte, anche quelle quotidiane più semplici e apparentemente banali. Il pericolo, ormai più che concreto, è quello di scoprire di essersi lentamente spinti oltre il punto di non ritorno, di aver superato quel limite oltre il quale è quasi impossibile invertire una tendenza, se non con provvedimenti drastici e non sostenibili a livello politico, economico e sociale.
Circostanza ben descritta da Ugo Bardi nel volume “The Seneca effect” , che ci ricorda come il filosofo stoico romano già due millenni orsono avesse intuito come la rovina, dopo un periodo di crescita lenta, possa essere rapida e giungere quasi inaspettata, cogliendoci alla sprovvista e ponendoci di fronte a scenari tanto imprevisti quanto drammatici. A tal proposito, profetica risulta la lettura de “I limiti dello sviluppo”, volume – la cui prima pubblicazione risale esattamente a cinquant’anni fa – che preconizzava con lucidità quali sarebbero state le conseguenze a medio e lungo termine dell’elevato tasso di crescita demografica e industriale dell’epoca. La limitatezza computazionale degli strumenti del tempo impedì di formulare calcoli precisi, ma le conclusioni del volume suscitarono un dibattito che sarebbe poi proseguito a lungo tra gli studiosi.
Oggi le coscienze sembrano essersi – finalmente – destate, come si diceva. La Cop26 sul clima di Glasgow ha animato un confronto importante, coinvolgendo una molteplicità di soggetti e interlocutori
mai vista in passato e segnando indubbiamente un cambio di passo. Ma si tratta dell’inizio di un percorso, di un primo cambio di rotta. L’accordo finale traccia una strada, ma ne percorre solo un breve tratto, con passi da molti giudicati timidi e insufficienti. Le scelte drastiche sono difficili e gli impegni comportano radicali cambi di prospettiva; il tempo però non aspetta e ogni occasione perduta ricadrà sulle generazioni future.
Natural 1 conclude questo anno con un augurio ai propri lettori e un numero che contiene un aggiornamento dedicato all’emergenza pandemica e ai vaccini che aiutano a combatterla. Non manca un approfondimento in ambito nutraceutico sul benessere della retina. Prosegue poi la collaborazione scientifica con SIROE (Società Italiana per la Ricerca sugli Oli Essenziali), di cui pubblichiamo le relazioni presentate in occasione degli ultimi Virtual Meetings.
Chiudono il fascicolo, come di consueto, gli Indici Generali, per guidare il lettore attraverso i tanti argomenti affrontati nel corso dell’anno.
E il pensiero non può non andare a un amico e prezioso collaboratore che ci ha lasciato, Alberto Bianchi. La sua carica umana e la sua competenza hanno dato un deciso contributo alla crescita di Natural 1. Sul prossimo fascicolo gli sarà dedicato un ampio ricordo, per dare voce a quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo, come amico e come ricercatore.