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Editoriale Natural 1 – aprile 2014

Autori:

Erika Agostinelli

Questo mese Natural 1 vi offre un Focus su fitocosmesi e dermatologia. Cogliendo l’occasione concediamoci un po’ di tempo per parlare di Bellezza. Che cos’è in fondo la bellezza? Ci sarà qualcuno che conosce già la risposta. In inglese si direbbe “it’s in the eye of the beholder” cioè è negli occhi di chi la guarda. Sicuramente il modo in cui percepiamo la bellezza differisce in ciascuno di noi. Ma dobbiamo ammettere la presenza di una bellezza soggettiva e una bellezza oggettiva.
Tralasciando per ora la visione soggettiva, mi sono imbattuta in una teoria che cerca di spiegare la bellezza oggettiva. Si tratta della teoria darwiniana della bellezza. Ci sono infatti dei canoni universali di bellezza che travalicano i confini degli Stati e oltrepassano gli Oceani. Come possiamo spiegare questa universalità? Tale teoria ci suggerisce di cercare la risposta nel passato, fino all’Età della pietra, dove i nostri antenati, ancora prima di sviluppare un linguaggio per comunicare tra di loro, avevano già afferrato il senso del Bello. Pensiamo ai primi dipinti nelle caverne e agli utensili o alle armi che l’Homo erectus intagliava nella pietra e modellava in una forma simmetrica somigliante a una foglia appuntita o una goccia d’acqua. Erano opere d’arte che prendevano puramente ispirazione dalla natura. Espressione primordiale di ciò che oggi consideriamo “bello”.
Quante volte anche solo per scegliere uno sfondo per il nostro desktop, rimaniamo affascinati da fotografie panoramiche che rappresentano ampi spazi aperti immersi nel verde (luogo non arido con presenza di vegetazione ideale per cacciare), con alti alberi a lato (sempre utili se vogliamo scappare da un predatore), con un sentiero o una strada (che ci rassicura della presenza della nostra tribù) e in lontananza la presenza di un lago (preziosissima fonte di acqua). Insomma quando si tratta di paesaggi e bellezze naturali, l’esperienza dei nostri antenati come cacciatori, inevitabilmente affiora nelle nostre menti favorendo la scelta di posti vantaggiosi per la sopravvivenza. Si tratta di selezione naturale. La seconda leva importante è la conservazione della specie. I piumaggi spettacolari di alcuni volatili (come il maestoso pavone), e le sensazionali gesta per attirare l’attenzione su di sé (come il balletto della Paradisea superba), ci ricordano quanto sia importante essere belli se si vuole crescere una prole.
Ma sappiamo tutti che la bellezza non è solo questo. È molto di più.
La soggettività ci permette di vedere la bellezza anche nelle imperfezioni. Riusciamo a sentire la bellezza nella musica, vederla nei movimenti del nostro partner, toccarla nel viso di un bambino, assaggiarla in un piatto preparato dalla nonna e respirarla nel profumo della pioggia. Quelle sensazioni positive sono intrinsecamente legate alla nostra esperienza e quindi ai nostri ricordi che affondano le radici in un ambito psicologico complesso.
Anche le sottovalutate nuvole sono fonte di bellezza. Nonostante siano onnipresenti e forse un po’ troppo “comuni”, a volte mettono nostalgia perché ci ricordano i giorni spensierati dell’infanzia. Come se fossero le macchie di Rorschach, vediamo in esse ciò che vogliamo vedere e ne rimaniamo affascinati. Chi non ha mai giocato da bambino a cercare e trovare delle immagini nascoste tra le nuvole? Quando eravamo ancora maestri nel sognare a occhi aperti? Diventando grandi ci dimentichiamo proprio “come fare”. Con gli impegni quotidiani che ci pressano, sembra quasi di avere sviluppato una certa riluttanza a permettere alla nostra immaginazione di vagare nel vento. Peccato!
Nulla è più stimolante, per una mente attiva e curiosa, di essere sorpresi o di rimanere meravigliati. Forse, ora che le giornate diventano sempre più lunghe, uscendo dall’ufficio, proverò a guardare in alto e passare qualche minuto con la testa tra le nuvole.
Buona lettura!

Questo mese Natural 1 vi offre un Focus su fitocosmesi e dermatologia. Cogliendo l’occasione concediamoci un po’ di tempo per parlare di Bellezza. Che cos’è in fondo la bellezza? Ci sarà qualcuno che conosce già la risposta. In inglese si direbbe “it’s in the eye of the beholder” cioè è negli occhi di chi guarda. Sicuramente il modo in cui percepiamo la bellezza differisce in ciascuno di noi. Ma dobbiamo ammettere la presenza di una bellezza soggettiva e una bellezza oggettiva.
Tralasciando per ora la visione soggettiva, mi sono imbattuta in una teoria che cerca di spiegare la bellezza oggettiva. Si tratta della teoria darwiniana della bellezza. Ci sono infatti dei canoni universali di bellezza che travalicano i confini degli Stati e oltrepassano gli Oceani.
Come possiamo spiegare questa universalità? Tale teoria ci suggerisce di cercare la risposta nel passato, fino all’Età della pietra, dove i nostri antenati, ancora prima di sviluppare un linguaggio per comunicare tra di loro, avevano già afferrato il senso del Bello. Pensiamo ai primi dipinti nelle caverne e agli utensili o alle armi che l’Homo erectus intagliava nella pietra e modellava in una forma simmetrica somigliante a una foglia appuntita o una goccia d’acqua. Erano opere d’arte che prendevano puramente ispirazione dalla natura. Espressione primordiale di ciò che oggi consideriamo “bello”.

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