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Editoriale Natural 1 – giugno 2014

Autori:

Erika Agostinelli

Peter Djarle è teso. Leggermente in ansia. Durante i suoi quattro anni di vigilanza all’Arca, alle Isole di Svalbard non gli era mai capitato di dover avvistare nella loro zona un’imbarcazione non identificata. Nonostante il sole, che non tramonta mai del tutto, il gelo delle cinque di mattina penetra nelle ossa. Quella macchiolina nera all’orizzonte. Sarà a quattro miglia di distanza. E continua la sua avanzata. È il caso di preoccuparsi? Oppure è solo paranoia. Dopotutto la possibilità che si tratti di una minaccia è considerevolmente bassa, ma ciò non impedisce di sentire una morsa allo stomaco dilagare, lasciando spazio a quella sgradevole sensazione di disagio che comincia a prendere il sopravvento.
La Svalbard Global Seed Vault, chiamata l’“Arca” da Peter e gli altri, è un Caveau. Un caveau che raccoglie i semi delle piante coltivate più importanti della Terra. Funziona come una vera e propria Banca: l’accordo tra il depositante (in questo caso una banca di semi) e la Banca (in questo caso il governo norvegese), permette di mantenere la proprietà dei semi al depositante, nello stesso modo in cui una banca riconosce al cliente la proprietà del contenuto della propria cassetta di sicurezza. Per assicurare l’integrità del contenuto, a nessuno è concesso di utilizzare i semi al di fuori del depositante. Questo caveau viene utilizzato per eseguire una sorta di “Backup” di semi, in modo da assicurare in futuro una ricreazione agevole di coltivazioni che nel tempo possono essere state danneggiate da mala gestione di colture, da guerre e disastri naturali.
Sappiamo infatti che la Vita sulla Terra dipende dalle piante. Dal cibo alle medicine, dai vestiti agli effetti sull’atmosfera, la vegetazione ha un ruolo straordinariamente importate nel nostro mondo. Tutto ci riporta alle piante. E nonostante tutto cresciamo con la concezione che le piante siano al confine tra il vivere e il non vivere. Poste semplicemente tra la roccia e l’animale, in quanto prive di movimento. La realtà è che si muovono, ma non nel modo né con la velocità che intendiamo noi. È sicuramente capitato a tutti di vedere in qualche documentario dei fotogrammi velocizzati di germogli che crescono puntando verso l’alto, dondolando l’uno contro l’altro. Sembra quasi che stiano giocando. Danzando tra di loro, si preparano alla vita adulta, come dei giovani leoni e, al posto di cacciare prede, si muoveranno per catturare maggiore luce. Nel 1880 Darwin fu il primo a parlare del movimento delle piante nella sua opera “The Power of movement in Plants”, trovando un’analogia tra il movimento delle sommità delle radici e i movimenti di organismi animali semplici.
L’Arca serve proprio per la conservazione e per assicurare la biodiversità. La sua struttura attraversa per 120 metri il ventre di una montagna di roccia arenaria e alla fine di tale tunnel vi sono 3 camere blindate adibite alla conservazione dei semi. La costruzione permette di mantenere una temperatura bassa anche nell’eventualità di un’interruzione del sistema di refrigeramento. Essa è situata così al di sopra del livello del mare che anche se tutti i ghiacciai si dovessero sciogliere, la struttura riuscirebbe a rimanere intatta. Ma è in grado di resistere a un attacco di pirateria?
D’un tratto Peter viene colto dalla perplessità. La domanda non era voluta ma si è materializzata. Tale eventualità non è poi così remota. Anzi è più reale delle restanti spiegazioni razionali che nel frattempo occupano sempre meno spazio nella mente. La struttura è in grado di rispondere a una offensiva? In questo momento di palpabile incertezza politica, a chi potrebbe giovare il furto dell’Arca? È forse una mossa preparatoria per un evento ancora più terrificante… un furto che precede un inizio di una guerra nucleare?
Peter torna in sé ma ora, nonostante il gelo, sta sudando. Nel frattempo la macchia nera in fondo all’orizzonte è più nitida e ora se ne distinguono i contorni. Prende il microfono, cuffia e decide di agire e mettersi in contatto con l’imbarcazione. I secondi passano ma non perviene risposta. L’iniziale e ingiustificato imbarazzo lascia spazio all’inquietudine.
Questo breve racconto ha preso ispirazione dall’editoriale scritto da Bruno Agostinelli su Natural 1 di maggio 2010. Il giovane Peter probabilmente esiste, ma con altro nome. L’avvenimento descritto speriamo non avvenga mai, ma la probabilità che possa concretizzarsi esiste. Svalbard Global Seed Vault, nell’isola di Spitsbergen in Norvegia, invece è reale. Ed è giusto ricordare e omaggiare tale iniziativa insieme ad altre affascinanti realtà sparse in tutto il mondo come il Millennium Seed Bank Project, aventi lo stesso obiettivo dell’Arca.
“Se avete cominciato a leggere questo scritto dalla fine, ci dispiace per voi!”

Peter Djarle è teso. Leggermente in ansia. Durante i suoi quattro anni di vigilanza all’Arca, alle Isole di Svalbard non gli era mai capitato di dover avvistare nella loro zona un’imbarcazione non identificata. Nonostante il sole, che non tramonta mai del tutto, il gelo delle cinque di mattina penetra nelle ossa. Quella macchiolina nera all’orizzonte.
Sarà a quattro miglia di distanza. E continua la sua avanzata. È il caso di preoccuparsi? Oppure è solo paranoia. Dopotutto la possibilità che si tratti di una minaccia è considerevolmente bassa, ma ciò non impedisce di sentire una morsa allo stomaco stringere, lasciando spazio a quella sgradevole sensazione di disagio che comincia a prendere il sopravvento.
La Svalbard Global Seed Vault, chiamata l’“Arca” da Peter e gli altri, è un Caveau. Un caveau che raccoglie i semi delle piante coltivate più importanti della Terra.
Funziona come una vera e propria Banca: l’accordo tra il depositante (in questo caso una banca di semi) e la Banca (in questo caso il governo norvegese), permette di mantenere la proprietà dei semi al depositante, nello stesso modo in cui una banca riconosce al cliente la proprietà del contenuto della propria cassetta di sicurezza. Per assicurare l’integrità del contenuto, a nessuno è concesso di utilizzare i semi al di fuori del depositante. Questo caveau viene utilizzato per eseguire una sorta di “Backup” di semi, in modo da assicurare in futuro una ricreazione agevole di coltivazioni che nel tempo possono essere state danneggiate da mala gestione di colture, da guerre e disastri naturali.

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