Cristina Delunas
Ordine: Malpighiales
Famiglia: Euphorbiaceae
Etimologia: il nome del genere deriva da Euphorbos, medico del Re di Giuba II di Mauritania (I sec. A. C. – I sec. D. C.), che secondo Plinio scoprì la specie e le sue proprietà. L’epiteto helioscopia è riferito a helios (sole) e skopéo (guardare) perché le infiorescenze si rivolgono verso il sole.
Nome comune: Erba verdona, Erba calenzuola, Calenzola.
Descrizione Botanica: pianta erbacea annuale. Alta da 10 a 40 cm con fusto unico, glabro in basso, ascendente, cilindrico e rossastro. Radice tipicamente a fittone ramificata. È una terofita scaposa, munita quindi di asse fiorale eretto, che supera le stagioni avverse allo stato di seme. In tutte le parti della pianta è presente un lattice bianco, tossico e caustico, spesso osservabile sotto forma di goccioline biancastre e lattiginose.
Foglie: semplici, sessili, verde chiaro o giallastre, dalla forma spatolata, con apice arrotondato e finemente seghettato. Sono opposte o tipicamente spiralate. Le foglie inferiori misurano 6 – 12 mm di larghezza e 0,5 – 1,5 cm di lunghezza; quelle superiori possono avere dimensioni anche doppie o più, in genere 0,5 – 1,5 cm di larghezza e 1 – 3,5 cm di lunghezza.

Fiori: giallastri, riuniti in infiorescenze definite a ciazio, che simulano un fiore, tipiche della famiglia delle Euphorbiaceae, I ciazi sono raggruppati in ombrelle di 5 raggi situate alla sommità dei fusti. Le ghiandole dei ciazi sono ovali.
Frutto: capsula tricocca di 3 – 4 x 3,2 – 4,2 mm, subglobosa, depressa, solcata, con mericarpi arrotondati sul dorso, lisci, o finemente punteggiati, glabri. Semi di 2 mm, ovoidi, irregolarmente rugosi, bruno scuro-nerastri.
Habitat: cosmopolita, presente in tutta Italia da 0 a 1200 m e oltre s.l.m., specie eliofila, tipica di incolti e pascoli soleggiati.
Fioritura: da aprile a ottobre, nelle zone più calde da dicembre a maggio.
Proprietà: è una specie officinale che nella tradizione popolare veniva usata per la cura di sciatica, artrite, pleurite e verruche.
Curiosità: una proteina estratta dalle Euphorbiaceae sembra essere un’antagonista della leishmaniosi, malattia indotta da ditteri ematofagi. L’Euphorbia helioscopia, veniva usata in Sardegna per la pesca di frodo nelle pozze fluviali. Il lattice tossico, sciolto in acqua, stordiva i pesci rendendone più facile la cattura.