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L’uso della fitoterapia in medicina veterinaria per contrastare l’antibiotico-resistenza

Autori:
(C)THARTZ00@COMCAST.NET

* Caneschi A.

* Zaghini A.

L’attenzione verso l’utilizzo dei prodotti di origine vegetale in campo veterinario è in costante crescita, in particolare gli oli essenziali, che possiedono una spiccata attività antibatterica, si rivelano particolarmente utili per contrastare il fenomeno della resistenza agli antibiotici di sintesi.

Antibiotico-resistenza (AMR). La scoperta, la produzione e l’utilizzo di antibiotici è stata affiancata da una diffusione sempre maggiore dell’antibiotico-resistenza, definita dall’Istituto Superiore di Sanità come “la capacità di un batterio di resistere (e quindi di non soccombere) all’azione di un farmaco antibiotico”.

Molti batteri sono naturalmente insensibili agli antibiotici (resistenza naturale), ma ciò che preoccupa è la resistenza acquisita: batteri originariamente sensibili a un antibiotico divengono insensibili, questo può avvenire per mutazione spontanea o, più spesso, per acquisizione di materiale genetico esterno. La resistenza è un evento naturale e rientra nei normali meccanismi evolutivi dei batteri, in quanto consente loro di sopravvivere e di moltiplicarsi anche in condizioni avverse.

La “caratteristica” di resistenza può essere facilmente trasferita ad altri batteri, non necessariamente patogeni; in molti casi si osserva la multi-resistenza: un batterio diviene resistente contemporaneamente a più antibiotici di famiglie diverse.

L’attuale presenza di grandi quantità di antibiotici, provenienti da vari ambiti (Medicina Umana e Veterinaria, agricoltura, inquinamento ambientale, ecc.), fa sì che sia presente una elevata pressione selettiva e che l’effetto antibatterico si rivolga ai batteri sensibili, mentre quelli resistenti sono nella condizione favorevole di prendere il sopravvento. Questa situazione è spesso conseguente ad un utilizzo non corretto (diffuso impiego di antibiotici ad ampio spettro; uso di antibiotici più recenti rispetto a quelli più vecchi ma ancora efficaci; uso a scopo profilattico; scarsa attenzione alla cinetica nelle diverse specie animali mancato rispetto del protocollo terapeutico soprattutto per gli intervalli tra le somministrazioni e la durata della terapia), e talvolta senza un reale fondamento.

È evidente la grande facilità con cui i batteri resistenti, e più ancora i geni di resistenza, si trasmettano dagli animali (da produzione e da compagnia) all’uomo e viceversa (l’antibiotico-resistenza è oggi inserita tra le zoonosi, ovvero quelle malattie che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo), dagli alimenti all’uomo, come pure in: ambiente (terra e acqua), fauna selvatica, frutta e vegetali, acque reflue (anche di aerei), ecc. (Figura 1). Ormai i geni di resistenza sono ubiquitari.

AMR ha un impatto enorme sull’uomo, sugli animali e sull’ambiente sia da un punto di vista strettamente clinico, sia come ricaduta economica. Il rapporto ONU stima che, entro il 2050, le malattie da batteri resistenti potrebbero arrivare a causare dieci milioni di morti all’anno.

L’antibiotico-resistenza è un evento naturale, ma se ne può limitare l’ulteriore diffusione. È quindi importante che gli orientamenti sull’uso prudente degli antimicrobici in Medicina Veterinaria siano tenuti in alta considerazione. L’identificazione dei fattori di rischio e l’elaborazione di criteri e/o di linee guida per la somministrazione degli antibatterici, nonché l’individuazione di misure alternative, potranno contribuire a evitare l’uso non necessario di sostanze ad attività antibatterica, anche attraverso la metafilassi.

Il nuovo Regolamento (UE) 2019/6 del Parlamento Europeo e del Consiglio (11 dicembre 2018) relativo ai medicinali veterinari e che abroga la Direttiva 2001/82/CE è molto più stringente sull’uso degli antibiotici rispetto alla Direttiva precedente.

Fitoterapia veterinaria. La fitoterapia sta diventando sempre più conosciuta e utilizzata anche in Medicina Veterinaria, nonostante non venga ancora presa in considerazione dal Regolamento UE 2019/6. Varie sono le ragioni che possono spiegare questa crescente attenzione, tra cui il potenziale impiego della fitoterapia per ridurre il rischio di resistenze agli antibiotici.

AMR potrebbe svilupparsi anche nei confronti di sostanze antibatteriche derivate dalle piante, è quindi necessario, anche in questo caso, ottimizzare i protocolli terapeutici per prevenirla. Tuttavia è noto che nel corso della loro evoluzione, le piante hanno sviluppato varie strategie chimiche per il controllo delle infezioni microbiche al fine di diminuire la pressione selettiva dello sviluppo di resistenza antibiotica. All’interno della pianta si trova il fitocomplesso che rappresenta una miscela complessa di sostanze, alcune delle quali sono responsabili dell’effetto antibatterico, mentre altre non svolgono alcuna attività terapeutica, ma la loro presenza “aiuta” i principi attivi nello svolgimento della loro azione antimicrobica. Ancora, nel fitocomplesso possono essere presenti numerosi principi antibatterici che considerati singolarmente sono caratterizzati da una potenza molto bassa, ma che presentando meccanismi di azione diversi, rendono molto difficile l’instaurarsi di resistenze da parte dei batteri.

Anche nei Paesi Europei le conoscenze etnoveterinarie sono abbastanza diffuse, solo per fare un esempio, sono state evidenziate 590 specie di piante, appartenenti a 102 diverse famiglie, usate per il trattamento degli animali. Le famiglie più importanti sono: Asteraceae, Fabaceae e Laminaceae e l’uso tradizionale di alcune di queste piante trova riscontro nella letteratura scientifica. Nel caso dei bovini e dei ruminanti in generale, la medicina etnoveterinaria europea è caratterizzata da risultati ampiamente positivi nel trattamento delle patologie gastrointestinali e dermatologiche, come pure delle parassitosi. La medicina etnoveterinaria europea può quindi rappresentare una valida prospettiva per la risoluzione dei problemi legati alla salute animale.

Le piante medicinali sono considerate una delle più importanti risorse per gli allevamenti biologici di specie animali diverse. La Regolamentazione Europea per le produzioni biologiche (Regolamento di esecuzione (UE) n. 505/2012 della Commissione, 2012) riporta che “i prodotti fitoterapici sono preferiti ai medicinali veterinari allopatici ottenuti per sintesi chimica o agli antibiotici, purché abbiano efficacia terapeutica per la specie animale e tenuto conto delle circostanze che hanno richiesto la cura”. Nonostante ciò i farmaci allopatici (es. antibiotici e antiparassitari) sono ancora utilizzati nelle produzioni biologiche, con notevoli restrizioni richieste dalla regolamentazione europea e considerevoli perdite economiche dovute al prolungamento cautelativo del tempo di sospensione.

Gli animali più frequentemente trattati con prodotti fitoterapici sono: ruminanti (44%), soprattutto bovini e piccoli ruminanti; equini (11%); suini (7%); pollame (6%) e conigli (3%). Infine ci sono le specie da compagnia, come e cani e gatti (4%). Negli animali da reddito i principali impieghi dei fitoterapici sono negli ambiti: alimentare, dermatologico, uro-genitale e antiparassitario.

Ruminanti. Dal 2006 è stato vietato l’uso degli antimicrobici a scopo auxinico, sono state intraprese azioni restrittive e l’attenzione dell’opinione pubblica sull’argomento è diventata molto forte, tuttavia, ancora oggi, il ricorso agli antimicrobici non sempre risulta razionale. Le patologie gastrointestinali e respiratorie di vitelli e suinetti, come sarà approfondito successivamente, rivestono particolare importanza, essendo responsabili di notevoli perdite economiche. Nonostante queste malattie abbiano un’eziopatogenesi molto diversificata, l’antibioticoterapia è quasi sempre il primo approccio terapeutico utilizzato. In particolare i vitelli sono spesso trattati con antibiotici di importanza critica (CIAs) come fluorochinoloni e cefalosporine di 3a e 4a generazione.

Relativamente ai bovini, il contenimento di AMR deve essere focalizzato su alcuni punti critici come: la corretta gestione dei vitelli; la profilassi delle mastiti in asciutta e l’adozione di un appropriato percorso diagnostico finalizzato all’uso il più possibile mirato dell’antibiotico.

In questo scenario le piante medicinali possono rappresentare una valida opzione, come trattamento alternativo e/o complementare, partendo dagli effetti versatili del fitocomplesso, che può portare ad effetti sinergici o additivi all’interno dell’organismo, queste piante possono infatti agire come “farmaci” multi-target.

Le mastiti rappresentano probabilmente la patologia più costosa nell’ambito dell’allevamento bovino e l’ampio uso di antibiotici, soprattutto a scopo preventivo, ha portato a una importante selezione di batteri resistenti e multi-resistenti. La ricerca di terapie alternative, rappresentate dall’utilizzo di composti o estratti derivati dalle piante, ad esempio ha messo in luce l’utilità degli oli essenziali, utilizzati singolarmente o in miscela sono in grado di inibire la crescita di numerosi batteri causa di mastite. Gli oli essenziali possono quindi essere un aiuto molto importante soprattutto nella prevenzione delle mastiti ambientali: alla riduzione dell’incidenza consegue un diminuito utilizzo di antibiotici.

In molte parti del mondo, negli allevamenti biologici di bovine da latte vengono impiegati vari metodi “non tradizionali” (es. piante medicinali, con proprietà biologiche differenti) per curare la mastite. Purtroppo i dati sull’efficacia di questi trattamenti e i report sugli studi sono limitati. Per questo è importante validare con metodo scientifico le diverse piante medicinali utilizzate nella tradizione.

Numerosi sono gli studi che hanno valutato l’efficacia di estratti di Cedrus deodara, Curcuma longa, Glycyrrhiza glabrae Eucalyptus globulus utilizzati esternamente sulla mammella, oppure di Fumaria indica e Adiantum capillussomministrati a livello intramammario. Entrambi i trattamenti si sono dimostrati essere valide alternative nei casi di mastite subclinica.

Altre ricerche evidenziano il miglioramento dello stato di salute della mammella accompagnato da una più elevata qualità della composizione del latte mastitico dopo somministrazione orale di succo di Morinda citrifolia e di estratto di Ocimum sanctum. Ulteriori evidenze positive sono fornite dalla somministrazione orale di una preparazione di erbe contentente Withania somnifera, Asparagus racemosus, Emblica officinalis, Ocimum sanctum, Tinospora cordifolia, Tribulus terrestris, e Nigella sativa che ha prodotto una significativa riduzione dello stress periparto, un potenziamento dell’immunità e un migliorato stato di salute della mammella.

Il potenziale dei prodotti naturali derivati dalle piante è largamente sottovalutato, specialmente per il trattamento di bestiame erbivoro e onnivoro, poichè le stesse piante potrebbero essere inserite direttamente all’interno della dieta. Questi approcci forniscono un considerevole aiuto nel trattamento e nella prevenzione delle infezioni batteriche e parassitarie, come pure nel miglioramento della salute intestinale, della risposta immunitaria e per aumentarne la produttività degli animali.

Particolare attenzione deve essere posta sugli oli essenziali, in quanto si osserva una riduzione della loro attività antimicrobica quando vengono inseriti nella dieta, probabilmente questo effetto è legato alla loro elevata volatilità e alla scarsa solubilità dei principi attivi. Gli oli essenziali infatti vengono assorbiti velocemente per somministrazione orale, polmonare o per via transdermica, suggerendo pertanto un diverso impiego di questi composti.

Gli effetti positivi dei fitoterapici sulle funzioni intestinali (digeribilità, istologia intestinale e composizione del microbiota) sono solitamente collegati ai costituenti della pianta, ovvero terpenoidi, steoidi, alcaloidi, flavonoidsolitamente i e glucosinolati.

Alcuni fitonutrienti hanno una potente attività antimicrobica. La ricerca di alternative agli antibiotici come integratori alimentari nelle bovine dovrebbe quindi focalizzarsi su molecole e dosaggi che siano in grado di produrre soltanto un sottile cambiamento nel metabolismo del microbioma. Ad esempio, i cambiamenti nelle proporzioni delle popolazioni di batteri ruminali dovuti alla somministrazione di oli essenziali di origano e di menta piperita sono imponenti, mentre oli essenziali di chiodi di garofano e aglio, portano a cambiamenti più attenuati.

Quindi la ricerca di alternative agli antibiotici promotori della crescita nei bovini, deve individuare quei composti in grado di modificare la popolazione batterica ruminale e di conseguenza la degradazione delle proteine e degli acidi grassi volatili, senza andare ad intaccare la degradazione dei nutrienti e la normale funzione del rumine.

- L’uso della Fitoterapia in Medicina Veterinaria per contrastare l’antibiotico-resistenza (AMR)
- Fitoterapia veterinaria
- Ruminanti
- Suini
- Avicoli.
- Acquacultura.
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Azadirachta indica foto di Dinesh Valke

Suini. Per quanto riguarda il settore suinicolo, il periodo più critico risulta essere quello dello svezzamento. In questo momento i suinetti sono soggetti a una combinazione di fattori stressanti che li predispongono a diarrea. Gli effetti benefici della somministrazione di fitoterapici nei suinetti allo svezzamento sono stati riportati da vari gruppi di ricerca che suggeriscono come queste sostanze migliorino la “salute instestinale”.

La diarrea post-svezzamento da Escherichia coli è una comune causa di morte nei suinetti ed è responsabile di notevoli perdite economiche dovute a: mortalità, morbilità, diminuita crescita ponderale e un più elevato consumo di farmaci.

La somministrazione ai suinetti di oleoresine di Capsicum e Curcuma e di Galicon (olio vegetale derivante da aglio e cipolla) riduce la frequenza complessiva di diarrea, migliorando la funzionalità e l’integrità della barriera intestinale.

Gli stessi composti si sono rivelati efficaci nello stimolare la risposta immunitaria contro il virus della sindrome riproduttiva e respiratoria del suino (PRRSV), e potrebbero mitigare l’impatto negativo dell’infezione, diminuendo la carica virale e le concentrazioni sieriche dei mediatori dell’infiammazione.

La supplementazione della dieta di suini con origano, in condizioni di multi-morbilità, ha migliorato l’incremento ponderale giornaliero, l’indice di conversione alimentare ed ha abbassato la mortalità rispetto al controllo negativo. In aggiunta, il rafano, così come la doxiciclina, ha ridotto significativamente l’incidenza di complessi legati a malattie post-partum nelle scrofe e la mortalità pre- e post- svezzamento nei suinetti.

Avicoli. Un’ampia varietà di piante e spezie (es. timo, origano, rosmarino, maggiorana, achillea, aglio, zenzero, tè verde, cumino nero, coriandolo e cannella) è stata utilizzata anche negli avicoli per le loro potenziali applicazioni come alternativa agli antibiotici promotori della crescita, il cui uso è vietato da anni.

Vari sono gli oli essenziali (timolo, carvacrolo, cinnamaldeide ed eugenolo, olio essenziale di coriandolo, anice stellato, zenzero, rosmarimo, curcuma, basilico, limone, cumino e salvia) impiegati individualmente o in associazione per migliorare la salute e le performance di queste specie animali. Una miscela di timolo e cinnamaldeide migliora notevolmente l’incremento ponderale nei broilers; timolo miscelato a olio essenziale di anice stellato migliorano l’efficienza alimentare diminuendo l’indice di conversione. Sempre a livello intestinale, la curcuma, da sola o in associazione con capsico, aumenta considerevolmente la resistenza a malattie enteriche come le coccidiosi e le enteriti necrotiche.

La supplementazione con cinnamaldeide, anetolo e metaboliti dell’aglio di diete di polli con infezioni indotte sperimentalmente con Eimeria acervulina e E. maxima, ha determinato un aumento dell’incremento corporeo associato al diminuito numero di ocisti. La combinazione di più piante officinali mostra spesso effetti sinergici nella riduzione delle conseguenze negative determinate dalle infezioni enteriche. Ad esempio la miscela di Curcuma longa, Capsicum annuum e Lentinus edodes somministrata a pulcini broiler migliora l’incremento ponderale e i titoli anticorpali sierici contro Eimeria, rispetto alla dieta di controllo e ad una dieta contenente solo Capsicum annuum e Lentinus edodes.

Le infezioni legate a Clostridium, come l’enterite necrotica (EN), causano notevoli perdite economiche. Una supplementazione della dieta con una miscela di Capsicum e oleoresina di Curcuma longa a partire dal momento della schiusa, ha aumentato l’incremento ponderale e ha ridotto le lesioni intestinali negli animali affetti da EN. La miscela ha inoltre diminuito i livelli sierici di tossina α e l’espressione di mRNA di IL-8, IL-17A e IL-7F, aumentando al contrario i livelli di citochine negli splenociti.

Acquacultura. Secondo quando riportato dalla FAO nel 2016, tra i vari settori zootecnici, l’acquacultura è tra quelli caratterizzati da una crescita molto rapida. Purtroppo le condizioni di stress a cui sono sottoposti gli animali in allevamento favoriscono la diffusione di infezioni batteriche e fungine e non sempre il sistema immunitario dei pesci riesce a contrastare  efficacemente queste infezioni. Patogeni come Yersinia ruckeri, Aeromonas hydrophila, Listonella anguillarum, Edwarsiella tarda, Citrobacter freundii e Lactococcus garvieae sono responsabili di gravi malattie nei pesci in allevamento, con ingenti perdite economiche. Per aumentare le produzioni e diminuire la mortalità, gli allevatori ricorrono spesso all’uso di antibiotici sia per trattare sia per prevenire le patologie batteriche. I metodi più comunemente usati per somministrare gli antibiotici in acquacultura sono: tramite l’acqua in cui gli animali vivono, oppure come medicazione del mangime. Il primo ha il vantaggio di raggiungere tutti gli animali nello stesso momento, tuttavia ha un costo elevato e richiede l’utilizzo di grandi quantità di farmaco, inoltre comporta un notevole pericolo di contaminazione ambientale.

Anche in questo settore, per prevenire l’ulteriore diffusione di AMR è necessario prendere in considerazione approcci terapeutici diversi, e gli oli essenziali risultano essere una delle alternative più promettenti. L’olio essenziale di Syzygium aromaticum presenta valori di MIC molto bassi (0,015 μg/ml) nei confronti dei principali patogeni del pesce allevato (Streptococcus agalactiae, Flavobacterium columnare, Aeromonas hydrophila, Edwardsiella tarda e Edwardsiella ictaluri. Altri oli essenziali con una buona attività antibatterica sono quelli di Zataria multiflora, Rosmarinus officinalis, Lippia sidoides, Lippia nobilis, Lavandulae romanae, Azadirachta indica e Melaleuca alternifolia, attivi Pseudomonas aeruginosa.

L’aggiunta di oli essenziali ai mangimi destinati ai pesci, rappresenta un’ottima possibilità di prevenzione ed il loro impiego con questa finalità è in progressivo aumento. Il grande vantaggio di questo approccio è la riduzione dello spreco rispetto alla somministrazione direttamente in acqua. È doveroso sottolineare alcuni limiti dell’inclusione degli oli essenziali nel mangime, ad esempio l’eventuale minore palatabilità dello stesso alimento, la stabilità degli oli essenziali e le tempistiche di conservazione nel mangime, poiché potrebbero perdere i loro effetti. È quindi chiaro come l’uso profilattico sia da preferirsi rispetto a quello terapeutico.

Gli oli essenziali di Thymbra spicata, Thymus vulgaris, Laurus nobilis, Cinnamomum verum, Helichrysum plicatum e Aloysia citriodora sono caratterizzati da una buona attività antibatterica, tuttavia, vari studi evidenziano anche come l’aumentata resistenza alle infezioni batteriche non sia dovuta soltanto all’attività antibatterica degli oli essenziali, infatti Ocimum americanum, Hesperozygis ringens, Lippia alba, Melaleuca alternifolia determinano anche un’aumentata risposta del sistema immunitario.

L’olio essenziale di limone e l’olio di argan inibiscono la crescita di molti patogeni tipici dei pesci; va sottolineato che l’olio essenziale di limone si ricava dalle bucce del frutto solitamente buttate come scarto, pertanto questo olio essenziale può essere prodotto e utilizzato a costi minori rispetto ad altri, inoltre questo è un aspetto importante anche nell’ottica della “circular economy”.

Animali da compagnia. Alla luce dell’ampio utilizzo di antibatterici nei pet e del loro stretto contatto con gli esseri umani, anche queste specie rappresentano una potenziale causa di diffusione di batteri resistenti. Il fenomeno della AMR nei pet assume dimensioni ancora più preoccupanti nel caso in cui siano coinvolti batteri di rilevanza clinica per la Medicina Umana, quali Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA), S. pseudintermedius (MRSP) ed Escherichia coli multiresistente. Nonostante MRSA abbia maggiore probabilità di essere trasmesso dall’uomo agli animali domestici, questi possono giocare un ruolo importante fungendo da serbatoi e favorendone la circolazione all’interno del nucleo familiare. Al contrario, MRSP, raro nell’uomo ma batterio patogeno e commensale di cane e gatto, può essere ritrovato nei proprietari di cani affetti da piodermite o nel personale veterinario.

Le malattie dermatologiche sono una delle principali ragioni per cui i proprietari portano i loro cani dal veterinario. Le principali patologie cutanee del cane includono infezioni batteriche, disturbi da ipersensibilità, dermatite atopica canina (CAD), allergie e/o intolleranze agli alimenti, otite esterna, ferite e dermatofitosi. Le infezioni batteriche, primarie e secondarie, a livello cutaneo e auricolare, sono molto frequenti nel cane. Staphylococcus pseudintermedius è il patogeno più comunemente isolato da piodermiti primarie così come da infezioni secondarie in cani affetti da CAD o allergie alimentari e la presenza di Staphylococcus pseudintermedius resistente alla meticillina (MRSP) rappresenta un fattore di rischio per le infezioni dei siti chirurgici sempre nel cane. Inoltre anche il patogeno Pseudomonas aeruginosa è spesso isolato da infezioni auricolari e piodermiti.

Gli antibiotici, sia topici sia sistemici, rappresentano il trattamento di elezione per le infezioni batteriche cutanee, auricolari e sulle ferite, e lo sviluppo di antibiotico-resistenza è un grave problema. Questo fenomeno è stato già riportato tra i batteri Staphylococcus intermedius e P. aeruginosa isolati da campioni clinici di cani e di gatti. Il trattamento di queste infezioni associate ad AMR è molto complesso, pertanto è necessario lo sviluppo di strategie alternative e/o integrative all’antibiotico.

La combinazione di estratti di Peumus boldus e Spiraea ulmaria è risultata efficace contro la colonizzazione batterica in cani con dermatite atopica, andando anche a migliorare la sintomatologia, evidenziandone la potenziale utilità nel prevenire le più comuni complicazioni della dermatite atopica, come ad esempio la piodermite. Nel trattamento della piodermite del cane, in associazione con il trattamento antibiotico sistemico, l’uso topico di uno spray contenente oli essenziali e acidi grassi di Leptospermum scoparium velocizza la risoluzione della patologia, permettendo di ridurre i tempi di trattamento con l’antibiotico.

L’otite è una patologia molto frequente che si verifica nel 21-42% dei cani. Queste infezioni normalmente presentano un elevato grado di antibiotico-resistenza. L’estratto di Harungana madagascariensis è risultato efficace contro Malassezia pachydermatis, Staphylococcus intermedius e vari Pseudomonas responsabili di otite esterna nel cane e nel gatto. Anche la propoli, nota per le sue attività antibatteriche, dimostra di possedere attività battericida e fungicida anche nei confronti degli agenti eziologici dell’otite del cane. Una dieta funzionale, contenente Melaleuca alternifolia, Tilia platyphyllos scapoli e cordata, Allium sativum L., Rosa canina L, favorisce la remissione dei sintomi associati a otite cronica esterna, riducendo così la necessità di una terapia antibiotica.

Per quanto riguarda le ferite, solitamente lo spettro di batteri presenti nelle ferite infette, soprattutto quelle da morso, è ampio. Questo rende interessante l’impiego di fitoterapici poiché molti fitocomplessi sono attivi contro un ampio spettro di batteri, impiego che può risultare appropriato anche nelle infezioni dei siti chirurgici.

Tra le piante maggiormente studiate in ambito dermatologico troviamo calendula, iperico, camomilla e salvia, le cui capacità di inibire la crescita batterica a livello cutaneo sono ben documentate. Iperico, camomilla e salvia riescono ad inibire un ampio spettro di batteri, sia Gram+ sia Gram-, tra cui S. aureus, S. epidermidis, E. faecalis, E. coli, P. aeruginosa, Proteus mirabilis, Proteus vulgaris, alcuni Streptococcus spp. Alcuni studi hanno confermato l’attività dell’iperico contro S. aureus resistente alla meticillina, e della salvia contro S. epidermidids resistente alla meticillina. Queste piante possono rappresentare una valida opzione nel trattamento delle infezioni cutanee, come piodermiti, otiti esterne e ferite da morso, anche nei casi di infezioni sostenute da batteri resistenti. Un ulteriore vantaggio nell’utilizzo di queste piante è quello di associare all’attività antibatterica anche effetti cicatrizzanti (calendula), antinfiammatori e analgesici (camomilla) e talvolta sinergici nei confronti di alcuni antibiotici come nel caso di camomilla e salvia. Nuove formulazioni contenenti camomilla e salvia combinate con alcuni antibiotici potrebbero potenziarne l’efficacia antimicrobica.

Le infezioni del tratto urinario (UTI), così come nell’uomo, sono frequenti anche nel cane e nel gatto e sono tra le patologie che richiedono un trattamento antibiotico. Sono spesso causate da batteri resistenti, come E.coli e Enterococcus spp., e questo ne compromette negativamente la risoluzione. L’uso di oli essenziali è già stato proposto in Medicina Umana anche contro ceppi multi-resistenti di E.coli ed Enterococcus spp. isolati da cani e gatti affetti da gravi casi di UTI. I risultati migliori sono stati osservati con gli oli essenziali di Origanum vulgare e Thymus vulgaris risultati efficaci contro entrambi i patogeni. Questi oli potrebbero essere quindi impiegati nelle formulazioni per i lavaggi esterni e/o intravescicali nei piccoli animali. In corso di UTI, i microrganismi sono in grado di aderire, moltiplicarsi e persistere nelle vie urinarie a causa di una riduzione dei meccanismi di difesa dell’ospite. Una ulteriore possibile soluzione potrebbe quindi essere quella di prevenire questa adesione batterica. Nelle donne il consumo di prodotti a base di mirtillo rosso previene l’adesione batterica alle cellule della parete del tratto urinario, dimostrandosi un’alternativa migliore alla profilassi con basse dosi di antibiotici. Nel cane è stato descritto un effetto profilattico sullo sviluppo di UTI analogo nella donna e conseguente al consumo di mirtillo rosso, tuttavia questo effetto non sembra essere legato tanto all’azione antibatterica dell’estratto, quanto ad una sua azione antiadesiva a livello di uroepitelio. La somministrazione di mirtilli rossi o di un loro estratto potrebbe quindi rappresentare una strategia alternativa per la prevenzione di UTI nel cane.

Questa breve carrellata sull’utilizzo di fitoterapici in patologie su base batterica che caratterizzano alcune specie di interesse veterinario evidenzia come, anche in Medicina Veterinaria, la fitoterapia possa rappresentare un importante punto di forza, soprattutto quando si tratta di ridurre il più possibile il consumo di antibatterici per il contenimento dell’antibiotico-resistenza. Ci sono dati e segnali incoraggianti, tuttavia sono ancora molte le criticità, per citarne solo alcune: molti degli studi che si trovano in letteratura non sono condotti in maniera rigorosa e si basano su protocolli sperimentali poco strutturati o incompleti; i regolamenti per l’uso di fitoterapici negli animali, soprattutto quelli di interesse zootecnico, sono molto carenti o addirittura assenti; la qualità dei prodotti in commercio è spesso bassa e inaffidabile soprattutto per quello che riguarda il titolo dei principi attivi. In ogni caso è positivo il trend dei professionisti che vedono nei prodotti fitoterapici possibili alternative al farmaco allopatico o comunque una valida integrazione con le terapie convenzionali con le finalità più diverse.

* Dipartimento Scienze Mediche Veterinarie Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

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20 – Mishra, P. K. Science Based Uses of Plant Extracts to Improve Animal Health in Post Antibiotic Era: Where are We? 3rd International Symposiumon Alternatives to Antibiotics. https://www.ars.usda.gov/alternativestoantibiotics/Symposium2019/presentations/Prashant%20Mishra-SCIENCE%20BASED%20USES%20OF%20PLANT%20EXTRACTS%20TO%20IMPROVE%20ANIMAL%20HEALTH%20IN%20POST%20ANTIBIOTIC%20ERA%20WHERE%20ARE%20WE.pdf

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24 – Santoro, D., Bohannon, M., Ahrens, K., et al. Evaluation on the effects of 0.1% Peumus boldus leaf and Spiraea ulmaria plant extract combination on bacterial colonization in canine atopic dermatitis: A preliminary randomized, placebo controlled, double-blinded study. Research in Veterinary Science. 2018, 118, 164–170.

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L’uso della Fitoterapia in Medicina Veterinaria per contrastare l’antibiotico-resistenza (AMR)

 

Caneschi A., Zaghini A.

 

L’attenzione verso l’utilizzo dei prodotti di origine vegetale in campo veterinario è in costante crescita, in particolare gli oli essenziali, che possiedono una spiccata attività antibatterica, si rivelano particolarmente utili per contrastare il fenomeno della resistenza agli antibiotici di sintesi.

Natural 1 

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