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Moringa oleifera. Proprietà nutrizionali di un “albero miracoloso”

Autori:
evidenza

* Natalia Murovec

Della Moringa non si butta via niente: ogni parte di questo albero tropicale ha un utilizzo che spazia da quello alimentare per uomini e animali a quello di rimedio in diverse medicine tradizionali e all’uso cosmetico dell’olio ottenuto dai semi. Grazie alle loro proprietà nutrizionali, e a un’ottima capacità produttiva di questa pianta, le sue foglie stanno diventando un alimento fondamentale nella dieta del popolo saharawi.

Moringa oleifera Lam. è un albero tropicale originario del nord ovest dell’India, delle zone collinari a ridosso della catenamontuosa dell’Himalaya. Il nome Moringa proviene da “murungai” in lingua Tamil, in inglese viene chiamata“drumstick tree” per la forma dei baccelli o “horseradish tree” per il sapore pungente della radice, somigliante a quello del rafano (Ramachandran et al., 1980). Nel corso dei secoli gli scambi commerciali e i rapporti tra le varie popolazionine hanno favorito la conoscenza e l’utilizzo, determinandone una rapida diffusione.

Per le sue molteplici proprietà di interesse umano, oggi M. oleifera è coltivata nella maggior parte dei paesi della fasciatropicale. Tollera bene un’ampia varietà di condizioni ambientali però cresce meglio in climi aridi, in cui le temperatureminime annue non scendono al di sotto dei 10 °C, questa pianta infatti non sopporta periodi di gelo e umidità. Resisteinvece in modo soddisfacente alle alte temperature e alla siccità.

Una delle sue caratteristiche principali, oltre alla notevole rusticità, è la scarsa esigenza di acqua, le aree ideali per il suosviluppo sono quelle in cui le precipitazioni annue sono inferiori ai 1500 mm. La pianta necessita di irrigazioni solo per iprimi due mesi, dopodiché il bisogno di acqua si ripresenta solo in caso di stress idrico estremo.

La Moringa predilige terreni di impasto sabbioso, che drenano velocemente, in quanto l’apparato radicale marcisce incondizioni di ristagno. É resistente a gran parte delle malattie e degli insetti dannosi, ma in caso di ristagni di acqua imarciumi radicali possono portare a indebolimenti o morte.

Si tratta di un albero di media grandezza che può rimanere produttivo anche fino ai 30 anni. Ha una crescita molto veloce, in 3 mesi può raggiungere i 3 m di altezza e in pochi anni raggiunge i 12 m (Leone et al., 2015).

L’esteso apparato radicale permette un buon approvvigionamento di sostanze nutritive, dunque la concimazione non risulta strettamente necessaria. L’altitudine ideale per la sua crescita varia dai 500 ai 1000 m s.l.m., in alcune areeMoringa può essere coltivata ad altitudini superiori per uso domestico e ornamentale ma non per una produzionecommerciale, che richiede una resa considerevolmente maggiore rispetto a quella ottenibile a queste altitudini (Olson,2017).

La produzione di fiori e baccelli avviene dal secondo anno di età della pianta, è possibile ottenere due raccolti all’anno.I baccelli verdi e teneri sono destinati all’alimentazione; mentre i baccelli color ocra, raccolti appena prima dell’apertura,sono destinati alla produzione di olio (Palada et al., 2003).

Questa pianta si caratterizza per avere una crescita rapida, una bassa richiesta in fertilizzanti e irrigazioni eun’elevata capacità di ricaccio dopo il taglio. La produttività in biomassa può essere aumentata grazie a tagli ripetutidella pianta per favorirne il ricaccio. Con potature eseguite ogni 40 giorni, le piante rimangono a un’altezza di 1,5 m;questo tipo di coltivazione intensiva consente una produzione di foglie continuativa. Nei climi aridi non è da sottovalutare il fatto che la pianta rimane produttiva tutto l’anno, anche durante le stagioni secche, quando altri alimenti scarseggiano. 

Storia e uso tradizionale

I molteplici utilizzi di M. oleifera furono argomento di interesse per agricoltori e ricercatori fin dalle epoche storichepassate. La medicina Ayurvedica afferma che questa pianta può prevenire 300 malattie e le sue foglie sono impiegate siaper scopi terapeutici sia di prevenzione (Ganguly, 2013). Uno studio nel distretto Virudhunagar del Tamil Nadu, in India, riporta la Moringa tra le specie utilizzate dai tradizionali curatori Siddha (Mutheeswaran et al., 2011). 

Gli antichi egizi utilizzavano l’olio di M. oleifera per la cura della pelle, in virtù delle sue proprietà cosmetiche(Mahmood et al., 2010). Anche Greci e Romani conoscevano le proprietà medicinali di questa pianta, seppur il suo utilizzo in queste popolazioni non si diffuse (Fahey, 2005).

M. oleifera è stata coltivata e consumata nella sua area di origine fino a epoche recenti. Negli anni ’90 del secolo scorso alcuni ricercatori iniziarono a studiare il suo potenziale uso per il trattamento di purificazione delle acque, solosuccessivamente furono “scoperte” le sue proprietà nutrizionali e medicinali e furono diffuse in tutti i paesi tropicali.

Nel 2001 si svolse in Tanzania la prima conferenza internazionale su M. oleifera e da quel momento il numero dicongressi e studi su questa pianta è aumentato esponenzialmente, permettendo la diffusione delle informazioni sulle sueproprietà, tant’è che viene chiamata “albero dei miracoli”, “dono della natura” o “migliore amico di madre natura”.

Tutte le parti della pianta sono tradizionalmente impiegate nell’alimentazione umana e animale e nella medicinatradizionale, ma le foglie sono generalmente le più usate (Sivasankari et al., 2014). Nella medicina tradizionale le fogliesono utilizzate per trattare molte malattie tra cui malaria, tifo, malattie parassitarie, artriti, gonfiori, ferite, malattie della pelle, disturbi genito-urinari, ipertensione e diabete. Sono anche utilizzate come stimolanti cardiaci e del sistemaimmunitario, per trattare i sintomi legati a HIV e AIDS, nonché per le proprietà galattagoghe. Per quanto riguardal’alimentazione umana, le foglie possono essere consumate crude come insalata, possono essere impiegate nella preparazione di minestre, essere lessate come gli spinaci oppure possono essere essiccate e assunte sotto forma di estratto diinfuso acquoso.

Anche l’utilizzo dei semi riguarda sia la nutrizione umana che la medicina tradizionale. Per il loro consumo devonoessere privati dell’involucro esterno amaro, con bollitura in acqua. Se arrostiti, il loro sapore risulta simile a quello dell’arachide, e possono essere macinati e usati per insaporire le pietanze.

L’olio vegetale ottenuto dai semi viene consumato per l’elevato contenuto di acido oleico (73%), che lo accomunaall’olio di oliva. I semi sono usati anche in polvere per sedimentare le impurità dell’acqua e di liquidi torbidi, infatticontengono elettroliti cationici attivi che sono in grado di portare a flocculazione e neutralizzare i colloidi di fango e disporcizia aventi una carica negativa. Sebbene tale applicazione debba essere ancora perfezionata e studiata, vasottolineato che si intravedono notevoli e promettenti sviluppi possibili. I baccelli acerbi sono cucinati come dei fagiolini. La corteccia tradizionalmente viene bollita in acqua e imbevuta in alcol, per ottenere bevande che possono essere utilizzateper trattare disturbi di stomaco (dolori, ulcere e come digestivi), disturbi della vista, dolori articolari, diabete, anemia,ipertensione, mal di denti, emorroidi, disordini uterini.

La linfa ricavata dal fusto viene usata come addensante delle salse (Foidl et al., 2001). Le radici, secondo l’uso tradizionale, vengono bollite in acqua o in alcol con altre erbe, per ottenere bevande e infusioni utilizzate come rimedio per il mal di denti, come antielmintico e come promotore della libido.

Le radici cotte nell’aceto sono la base per la preparazione di una salsa piccante. I fiori sono usati per trattare leinfiammazioni, disturbi muscolari, isterismo, tumori e ingrossamento della milza. Dai fiori si possono ottenere bevande etisane in seguito ad infusione, inoltre rappresentano una risorsa interessante per la produzione di miele (Popoola et al.,2013; Sivasankari et al., 2014; Anwar et al., 2007; Abe et al., 2013; Yabesh et al., 2014; Kasolo et al., 2010).

Profilo fitochimico

Molti composti bioattivi sono stati caratterizzati nelle foglie di Moringa: come vitamine, carotenoidi, polifenoli,flavonoidi, alcaloidi, tannini, ossalati, fitati, glucosinolati, isotiocianati, acidi fenolici e saponine. Di seguito saranno trattate solo alcune classi di composti, in quanto oggetto delle analisi sperimentali del lavoro.

Glucosinolati e isotiocianati

I glucosinolati (GLS) sono una classe di metaboliti secondari solforati delle piante, presenti in alte concentrazioni nellafamiglia delle Brassicaceae.

Gli isotiocianati (ITC), prodotti di idrolisi dei glucosinolati e molecole responsabili dell’odore e del sapore caratteristici delle piante contenenti i glucosinolati, sono agenti irritanti: sulla pelle causa arrossamento, gonfiore, edema ed extravasazione plasmatica, accompagnata da iperalgesia meccanica e termica. Questa reazione infiammatoria ricorda quella causata dalla capsaicina, il componente piccante del peperoncino. Il pretrattamento della pelle con capsaicinadiminuisce la risposta infiammatoria da parte degli ITC (Jancso et al., 1967). I GLS sono sintetizzati nel reticolo endoplasmatico delle cellule vegetali e immagazzinati all’interno dei vacuoli dove rimangono stabili fino a che non vengono in contatto con l’enzima mirosinasi (una specifica tioglucosidasi). Questo enzima, nei tessuti vegetali freschi ed integri, rimane separato dai glucosinolati; si libera in seguito al danneggiamento dei tessuti, meccanico o fisico. Rotti i tessuti, la mirosinasi entra in contatto con i glucosinolati, causando l’idrolisi.

Apprezzabili quantità di glucosinolati sono state trovate in foglie di M. oleifera, tra 116 e 63 mg/g di peso secco in fogliegiovani e mature rispettivamente (Bennett et al., 2003; Forster et al., 2015). Queste quantità sono simili o in alcuni casimaggiori di quelle ritrovate in molte verdure appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae (per esempio broccoli, ravanello, cavolo), le principali fonti di questi composti.

Il 4-O-(α-L-ramnopiranosil-oxi)-benzilglucosinolato, noto con il nome di glucomoringina, è stato identificato come ilglucosinolato predominante nelle foglie. Le concentrazioni di questi composti sembrano essere influenzate dallo statofisiologico della pianta e dal livello di maturità delle foglie.

 L’isotiocianato predominante nella Moringa è la moringina e deriva dalla glucomoringina (Müller et al., 2015).

È riconosciuto da tempo il ruolo ecologico che gli isotiocianati svolgono nella difesa delle piante contro agenti di attacco, biotici e abiotici e ciò potrebbe risultare molto interessante nello sviluppo di fitofarmaci naturali ovvero all’interno dei programmi di difesa integrata sia per le piante ad uso alimentare che per le piante officinali.

Glucosinolati e isotiocianati  giocano un ruolo importante nel promuovere la salute e nella prevenzione delle malattie. Inparticolare, sembrerebbe che siano attivi nel contrastare l’insorgenza di tumori grazie alla loro capacità di potenziare l’attività di rimozione di composti xenobiotici e dei loro metaboliti intermedi dall’organismo, andando ad agire sugli enzimi responsabili. Gli enzimi deputati al metabolismo di composti estranei all’organismo sono quelli di fase I e fase II:la fase I rende tali composti attivi e la fase II li rende solubili in acqua ed eliminabili.

Gli isotiocianati sembrano avere un’attività promotrice nei confronti degli enzimi di fase II e inibente verso la fase I,diminuendo il tempo di permanenza di molecole xenobiotiche nell’organismo (Rouzar et al., 2004). In uno studiocondotto da Lazzeri et al. nel 2004 sono state appurate le proprietà antimicrobiche e antielmintiche degli isotiocianati,interessanti dal punto di vista agronomico e alimentare, dando una possibile spiegazione al consumo tradizionale giapponese di pesce crudo in associazione al wasabi (Eutrema japonicum, Brassicaceae).

Ciò nonostante è necessario ricordare che esistono glucosinolati con attività antinutrizionale: è il caso della progoitrina edella goitrina, glucosinolato e suo metabolita presenti nella colza (Brassica napus L.) e aventi spiccate proprietà gozzogene in quanto interferiscono con la deposizione dello iodio nella tiroide aumentandone le dimensioni.

Polifenoli

I composti fenolici comprendono un’ampia varietà di metaboliti secondari caratterizzati dal fatto che possiedonoalmeno un anello benzenico con uno o più sostituenti ossidrilici (OH) di tipo fenolico, i quali possono essere liberi,metilati (metossili), legati a zuccheri (glicosidi) o ad acidi (esteri). Quelli di gran lunga più diffusi nel regno vegetale sono i flavonoidi (Morelli et al., 2005).

Le foglie essiccate di M. oleifera sono una grande fonte di polifenoli. La loro concentrazione varia da 20,90 a 12,20 mg GAE/100 g di peso secco (Sreelatha et al., 2009; Prakash et al., 2007; Bajpai et al., 2005; Singh et al., 2009; Sultana et al., 2009). Queste quantità sono maggiori di quelle trovate in diverse specie di frutta e verdura (Brat et al., 2006; Cieślik etal., 2006; Fu et al., 2011).

Le differenti condizioni ambientali nei vari paesi d’origine, la stagione di raccolta (Iqbal et al., 2006), la genetica dellapianta, il metodo di essiccazione, lo stadio di maturità delle foglie e il metodo di estrazione usato possono spiegarel’ampiezza dei valori riportati. I principali composti polifenolici presenti in foglie di M. oleifera sono flavonoidi e acidi fenolici.

Saponine

Costituiscono un ampio gruppo di glicosidi, molto diffuso tra i vegetali. I rispettivi agliconi, possono essere geninesteroidiche (diosgenina, sarsapogenina ecc.), presenti quasi esclusivamente nelle Monocotiledoni o genine triterpeniche(derivate dagli acidi oleanolico, ursolico ecc.), presenti soprattutto nelle Dicotiledoni. Hanno la proprietà di formareschiuma, se dissolte in acqua. Da questa proprietà deriva il nome del gruppo e l’uso come detergente che veniva fatto dialcune piante che le contengono (es. Saponaria officinalis). Molte saponine hanno proprietà emolitiche e sono tossiche neiconfronti degli animali a sangue freddo, soprattutto dei pesci. Nelle piante probabilmente svolgono un’azioneantimicrobica e antifungina. Molte droghe a saponine sono utilizzate per la loro attività antinfiammatoria (liquirizia) eantiedematosa (ippocastano), altre sono tradizionalmente usate per le loro proprietà antitussive ed espettoranti (poligala). Vengono segnalate anche attività citotossiche e spermicide. Il principale uso delle saponine da parte dell’industriafarmaceutica è come materia prima per ricavarne ormoni steroidei (Maugini et al., 2011).

Le foglie di Moringa sono una buona fonte di saponine. La loro concentrazione in foglie essiccate è approssimativamentedi 50 g DE/kg su peso secco (Makkar et al., 1996). Queste concentrazioni sono maggiori di quelle ritrovate in media inaltre piante (Edeoga et al., 2005).

- MORINGA OLEIFERA
-  PROPRIETÀ NUTRIZIONALI
- alimentare per uomini e animali
- rimedio in diverse medicine tradizionali
- Storia e uso tradizionale
- alimento fondamentale nella dieta del popolo saharawi
Baccelli di Moringa foto di Forest and Kim Starr

Attività biologiche

Sono numerosi gli studi in vitro e in vivo sulle attività biologiche delle foglie di Moringa oleifera. Nella maggior parte deicasi, tuttavia, non si è ancora arrivati ad avere risultati sufficientemente soddisfacenti da permettere l’impiego dellefoglie di questa pianta come rimedio per le diverse patologie umane e sono necessari ulteriori studi, in particolare di tipo clinico.

Attività antiossidante

Le foglie sono una ricca fonte di composti antiossidanti (Chumark et al., 2008), tra cui polifenoli e vitamine (vitaminaE), che aiutano a proteggere le membrane cellulari e prevengono l’ossidazione del colesterolo LDL (Mbikay, 2012).

Molti studi in vitro e in vivo hanno dimostrato l’attività antiossidante delle foglie di M. oleifera. Estratti metanolici e etanolici hanno dimostrato di possedere un effetto inibitorio sulla perossidazione di acidi grassi insaturi (acido linoleico) e un’azione antiradicalica in maniera dose-dipendente (Siddhuraju et al., 2003). Studi su animali hanno evidenziato un decremento della perossidazione lipidica con aumento dei livelli di glutatione e dell’attività degli enzimi catalasi esuperossidodismutasi in seguito a trattamento con questo tipo di estratti (Verma et al., 2009). Ulteriori studisull’uomo sono necessari per confermare i risultati ottenuti sugli animali.

Attività antinfiammatoria e immunomodulatoria

È stato dimostrato che estratti in etil acetato delle foglie di Moringa sono in grado di inibire la produzione di citochine damacrofagi umani, in modo comparabile all’Aspirina (Kooltheat et al., 2014).

L’estratto idroalcolico di foglie di Moringa ha determinato una riduzione dell’espressione del gene deputato allatrascrizione di marker infiammatori come TNFα, IL-6 e IL-1β, in ratti a cui era stata somministrata una dieta aterogenica(Waterman et al., 2015).

In un altro studio, isotiocianati isolati dalle foglie hanno significativamente ridotto l’espressione genica e la produzionedi marker infiammatori da parte dei macrofagi (Waterman et al., 2014).

L’effetto antinfiammatorio potrebbe essere dovuto a molti composti presenti nelle foglie di Moringa come flavonoidi eacidi fenolici. La quercetina in particolare sembra inibire l’attivazione di NF-kB e gli eventi collaterali alla sua attivazione,che vanno a promuovere il processo infiammatorio (Das et al., 2013).

Per quanto riguarda l’attività immunomodulatoria gli estratti di foglie di Moringa hanno mostrato un significativo aumento di globuli bianchi, neutrofili e immunoglobuline nel sangue (Sudha et al., 2010; Gupta et al., 2010).

Attività antitumorale

Estratti acquosi e alcolici delle foglie hanno dimostrato di possedere un’attività citotossica nei confronti di diverse lineecellulari tumorali.

L’estratto acquoso inibisce la proliferazione di cellule tumorali polmonari e pancreatiche incrementando il fenomeno diapoptosi. L’estratto dimostra di avere maggiore citotossicità per le cellule tumorali rispetto alle cellule sane (Jung, 2014;Berkovich et al., 2013).

L’estratto delle foglie in diclorometano ha manifestato maggiore citotossicità rispetto all’estratto metanolico contro ilcarcinoma epatico, l’adenocarcinoma colorettale e quello al seno (Charoensin, 2014). Estratti etanolici e acquosi hanno inibito la proliferazione di tre diversi tipi di linee cellulari di cancro al colon (Pamok et al., 2011).

Estratti idrometanolici e metanolici si sono dimostrati responsabili della diminuzione della massa solida tumorale edell’aumento della durata della vita di modelli murini di melanoma (Purwal et al., 2010).

In conclusione, studi in vitro suggeriscono una potenziale azione antitumorale di entrambi gli estratti acquoso e alcolico difoglie di Moringa. Queste proprietà potrebbero essere spiegate dalla presenza di composti bioattivi, come il 4-O-(α-L-ramnopiranosil- oxi)-benzilisotiocianato.

Attività ipolipidemizzante

Evidenze scientifiche suggeriscono un effetto positivo delle foglie di M. oleifera sull’omeostasi dei lipidi, che consiste inuna riduzione dei livelli di colesterolo totale, LDL e trigliceridi (Mbikay, 2012). É stata avanzata l’ipotesi che siano icomposti fenolici, in particolare i flavonoidi, a giocare un ruolo importante nella regolazione dei lipidi (Siasos et al.,2013). I composti fenolici degli estratti delle foglie sembrano essere coinvolti nell’inibizione dell’attività dellacolesterolo esterasi pancreatica, con il risultato di ridurre e ritardare l’assorbimento del colesterolo. Inoltre, i compostifenolici hanno la capacità di legare gli acidi biliari formando complessi insolubili e aumentando la loro escrezione fecalecon una riduzione teorica dei livelli di colesterolo plasmatico (Adisakwattana et al., 2011).

Attività ipoglicemizzante

Diversi studi su animali diabetici e non hanno dimostrato che le foglie di Moringa, così come gli estratti, possonodiminuire i livelli di glucosio plasmatico e migliorare la tolleranza al glucosio (Ndong et al., 2007; Gupta et al., 2012;Olayaki et al., 2015; Tang et al., 2017; Khan et al., 2017; Abd El Latif et al., 2014; Yassa et al., 2014). L’effettoipoglicemizzante è stato principalmente associato alla presenza, nelle foglie, di fibre e numerosi metaboliti secondari (glucosinolati, isotiocianati, flavonoidi e acidi fenolici), alcuni dei quali hanno un’attività inibitoria dell’amilasi (Taderaet al., 2006). Questo riduce la velocità di digestione dell’amido e l’assorbimento del glucosio intestinale, riducendo il picco glicemico postprandiale, il rischio di sviluppare diabete, e migliorando la gestione della glicemia nei soggettidiabetici. Tuttavia, studi che dimostrino gli effetti ipoglicemizzanti della Moringa nell’uomo sono, sfortunatamente,limitati e inconcludenti (Fahey, 2017; Taweerutchana et al., 2017).

Proprietà nutrizionali

M. oleifera è considerata una delle piante più nutritive al mondo, perché ricca di numerosi nutrienti, tra cui antiossidanti,proteine, sali minerali e vitamine. Questo è uno dei motivi per cui viene chiamato albero “miracoloso” (Ramachandran etal., 1980).

Tutte le parti della pianta presentano elevate quantità di metaboliti primari: zuccheri semplici, amido, grassi, proteine e vitamine.

Le foglie contengono elevate quantità di metaboliti primari e secondari, in particolare vitamine (vitamina A) e minerali (Sharma et al., 2010). Anche le proteine vengono accumulate nelle foglie. Esse sono caratterizzate dall’elevata presenza degli otto aminoacidi essenziali che l’organismo umano non è capace di produrre. La quantità di proteine presenti (27-29%), supera 2 volte quella del latte, ed è un valore insolito per un vegetale (Foidl et al., 2001; Sharma et al., 2010;Dhakar et al., 2011).

Le foglie sono buone candidate in combinazione con le pietanze locali per migliorare la dieta della popolazione in paesi in via di sviluppo, riducendo così il rischio di malnutrizione.

Gli studi condotti sull’uomo per testare l’efficacia della Moringa nel trattamento della malnutrizione sono limitati e irisultati sono contrastanti (Barichella et al., 2018; Fahey et al., 2017). Questo potrebbe dipendere, almeno in parte, dai differenti campioni di polvere di foglie di Moringa utilizzati.

Sicuramente dosi troppo basse potrebbero non essere sufficienti per raggiungere l’effetto desiderato, mentreintegrazioni con dosi troppo elevate, potrebbero risultare sgradevoli per il paziente, al punto che l’alimento nontroverebbe applicazione pratica aldilà del contesto di ricerca. Infatti, le foglie hanno un gusto amaro, che rende le ricettepoco apprezzate. Recenti studi hanno dimostrato che l’accettabilità di cibi a base di Moringa decresce all’aumentare dei dosaggi (Ntila et al., 2018). L’identificazione dell’adeguata dose di polvere di Moringa è un punto critico da considerareprima di iniziare uno studio, in quanto la disapprovazione del sapore di foglie di Moringa nel cibo costituisce la primacausa di fallimento di qualsiasi studio clinico. Gli studi che hanno valutato l’accettabilità sensoriale di foglie di Moringa nel cibo sono molto limitati, ma generalmente questa supplementazione riduce l’accettabilità delle caratteristichesensoriali delle pietanze (Leone et al., 2018).

Conclusioni

Date le caratteristiche agronomiche della pianta di M. oleifera, così come la composizione nutrizionale delle foglie, i popoli rifugiati del Sahara occidentale coltivano questa pianta da diversi anni al Rabouni camp, un campo rifugiatilocalizzato nell’area sud ovest dell’Algeria, dove vivono dal 1975. Il popolo saharawi, per la sua sopravvivenza, ètotalmente dipendente dal cibo fornito loro dalla comunità internazionale. Queste razioni di cibo vengono distribuitemensilmente e includono cereali, legumi, zucchero, olio, e omogeneizzati. Il consumo di frutta e verdura fresca è invece molto limitato. Conducendo questo stile alimentare, caratterizzato da un cospicuo intake di carboidrati, soprattutto zuccheri e carboidrati complessi con un alto indice glicemico, come riso, pasta e pane bianco, il diabete è la patologia predominante nella popolazione saharawi (UNHCR, 2018), seguito da obesità e rallentamento della crescita nei bambini (Grijalva-Eternod et al., 2012), quest’ultima causata da un’inadeguata assunzione di proteine di buona qualità. In questocontesto, l’uso di foglie di Moringa come supplemento al cibo locale potrebbe essere utile per incrementare l’assunzione di nutrienti generalmente carenti nella dieta di questi individui e per ridurre l’indice glicemico dei loro pasti, riducendoquindi presumibilmente il rischio di sviluppo del diabete e per migliorare l’omeostasi del glucosio plasmatico nei soggettidiabetici (Leone et al., 2018).

Risulta quindi utile indagare i composti presenti nelle foglie appartenenti a piante cresciute in queste aree per poterintrodurre la pianta in modo ottimale nello stile alimentare delle popolazioni locali.

* Il presente articolo rielabora la tesi di laurea in Scienze e Tecnologie Erboristiche svolta presso la Facoltà di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Milano; relatore dott.ssa Gigliola Borgonovo, correlatore prof.ssa Angela Bassoli.

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