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News Alimentazione & nutrizione (luglio-agosto 2021)

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*Iacopo Bertini e Maria R. D’Isanto  CONSUMO DI FUNGHI E RISCHIO DI TUMORE E’ uscita a marzo di quest’anno una review sistematica sulla rivista Advances in Nutrition che ha cercato di valutare la relazione tra il consumo di un cibo “particolare”, i funghi, e la probabilità di insorgenza di un tumore. Dal punto di vista nutrizionale, i funghi sono inseriti nel gruppo alimentare che comprende le verdure e gli ortaggi perché hanno caratteristiche nutrizionali complessive sostanzialmente simili, essendo ricchi di vitamine, minerali e soprattutto sostanza ad attività antiossidante. Nello specifico, poi, nei funghi sono state identificate e studiate, ormai da diversi anni, anche alcune molecole che si ritrovano solo, o in particolar modo, nei funghi. Molte specie di funghi, quelli cosiddetti “medicinali”, vengono ampiamente utilizzati, come tali nella dieta o sotto forma di integratori, soprattutto nella medicina tradizionale dei paesi dell’estremo Oriente. Tutto ciò per la presenza di diverse sostanze ad attività immunostimolante e protettiva per le funzioni cellulari (citoprotezione). Tra le diverse molecole studiate, negli ultimi anni l’attenzione dei ricercatori si è rivolta, tra le altre, all’ergotioneina, una sostanza sintetizzata solamente dai funghi e da alcune specie batteriche, che possiamo anche trovare, in quantità decisamente inferiori, anche in cibi di origine animale e vegetale. Materiali e metodi. Da un’attenta revisione della letteratura scientifica, sono stati selezionati 17 studi di tipo osservazionale pubblicati dal 1966 fino a ottobre del 2020. La successiva analisi statistica (meta-analisi) ha preso in considerazione più di 19500 pazienti che avevano avuto un tumore e ha valutato la possibile relazione con il consumo di funghi. Risultati. E’ emerso che chi mangiava, su base giornaliera, 18 g di funghi (circa 130 g a settimana) aveva una riduzione del rischio di avere un tumore rispetto a chi non consumava i funghi. Il maggior effetto protettivo (- 45% di rischio relativo)  è stato verificato per il tumore al seno mentre per altri tipi di tumore l’effetto non è così evidente: tutto ciò, secondo gli Autori, è dovuto al fatto, probabilmente, che la maggior parte degli studi ha preso in considerazione, soprattutto, il tumore al seno e non altri tipi di tumore. Conclusioni. […]

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