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Pharmakon – GVEdizioni

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Asclepio fu medico eccellente tanto da superare il suo maestro. Ecco a chi si deve la scoperta della medicina e dei rimedi naturali, tuttora efficaci, raccontati con bravura e leggerezza attraverso il mito.

Scorrendo l’indice di Phàrmakon, secondo lavoro di Ernesto Riva edito da GVEdizioni, almeno nei primi capitoli, sembra di essere dinanzi a un libro di storia che narra di epidemie e tragedie in terre greche.
Qualche esempio? La peste, che pare sia un dono degli dei! O meglio di Era, moglie di Zeus che in un attacco d’ira per l’ennesimo tradimento del marito, scagliò sul popolo di Egina, ciò che ai mortali ancora mancava: la peste appunto. Tante e tutte affascinanti, le storie narrate in chiave mitologica, che diventano un viaggio alla scoperta dell’antica arte del guarire con l’impiego di rimedi naturali. Il sacro olivo che dona eterna giovinezza, il prodigioso tiglio che procura serenità, il misterioso vischio che combatte tutti i mali, il divino frutto della vite che allunga la vita, la menta fresca e soave che risveglia i pensieri e il mirto che scatena la passione. E la sa lunga l’autore, specializzato in botanica farmaceutica, che ha approfondito in Africa, (ndr a Wamba, dove ha diretto un ospedale missionario provvedendo alla produzione di buona parte dei farmaci) una vasta esperienza e conoscenza dell’impiego medicamentoso di piante ed estratti praticato dagli indigeni. Il Libro è illustrato da Vico Calabrò, che sottolinea magistralmente, con semplici ed efficaci tratti, la vivacità e la freschezza dei racconti. Ne è un assaggio l’illustrazione in copertina, tributo ad Asclepio.

Podalirio e Macaone vollero erigere un’ara in onore del padre Asclepio, figlio di Apollo e della bella Coronide, allevato e istruito all’arte medica dal centauro Chirone, e, proprio in virtù di questo, divenuto dio della medicina. Il culto divinizzò Asclepio al pari del padre Apollo e gli riconobbe una famiglia divina dagli attributi strettamente legati alle sue qualità salutari; ai tigli immortali si aggiunsero le immortali Iaso, che divenne il simulacro della malattia, Panacea, “colei che tutto guariva” con l’uso delle erbe e Igea, la personificazione divina del benessere e della salute.

Così il culto si consolidò, nacque la saga degli Asclepiadi, gelosi detentori del segreto inviolabile dell’arte medica da trasmettere esclusivamente ai diretti discendenti. Gli attributi del dio, per metà mortale, erano lo scettro, la verga, il rotolo di libro simboli di quella parte sacrale della sua arte, insieme ai simboli che rappresentano il suo legame con i mortali: il cane, capace di distinguere le erbe medicamentose, il serpente che rappresenta il rinnovamento e il gallo. Lo stesso Socrate prima di morire pregò che si sacrificasse ad Asclepio un gallo, simbolo del giorno e della vita che rinasce. E se Ippocrate, ultimo rampollo della famiglia degli Asclepiadi, ci ricorda che ogni buon medico deve avvalersi “del regime di vita per aiutare i malati secondo le sue forze e il suo giudizio, astenendosi dal recar danno e ingiustizia. Non somministrando ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale…” bisognerà riappropriarsi, con rispetto e gratitudine, del Phàrmakon degli dei, degli innumerevoli medicamenti dalla natura che consentono all’uomo che li pratica di guarire gli altri uomini.

Illustrazioni di Vico Calabrò.

Editore: GVEdizioni
Pagine: 312
Euro: 19,50
https://natural1.it/prodotto/pharmakon/