Iacopo Bertini
Con milioni di tazze bevute ogni giorno il tè è, insieme al caffè, la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua. Da sempre, poi, si pensa che il suo consumo abbia effetti benefici per la salute: cosa dicono le ricerche più recenti? Facciamo il punto.
Il tè, e in particolare quello denominato “verde”, viene considerato spesso un elisir di lunga vita. Tuttavia, non è semplice stabilire l’effettivo beneficio che ne
possiamo trarre bevendolo, e soprattutto risulta difficile definire la quantità (numero di tazze) ottimale che ci può dare un vantaggio “certo” per la salute. Negli
ultimi anni, però, diverse importanti ricerche hanno fatto il punto della situazione. Ad aprile scorso, poi, si è svolto il Sixth International Scientific Symposium on Tea and Human Health, promosso da diverse importanti società scientifiche (tra le altre, l’American Cancer Society, l’American Institute for Cancer Research, l’American Nutrition Association), dove diversi esperti di tutto il mondo hanno discusso dei vari aspetti salutistici legati al consumo del tè.
Tè e catechine
Per chi fosse interessato, trattammo già in un numero passato (Natural1, ottobre 2016) dei diversi tipi di tè e della presenza, estrazione e assunzione delle catechine, in relazione alla loro possibile azione favorente il controllo del peso. Le catechine sono una famiglia di sostanze polifenoliche ad azione antiossidante, che caratterizza il tè, ampiamente studiata, e responsabile in gran parte degli effetti positivi sulla salute: le ritroviamo, in quantità variabili, nei diversi tipi di tè (nero, verde, oolong, bianco) (Bertini et al. 2011).
In questo articolo ci soffermeremo sui principali risultati che la ricerca scientifica ha messo in luce negli anni recenti sulla relazione tra il consumo di tè e i diversi aspetti legati alla salute.
Tè e mortalità complessiva
I risultati di un grosso studio appena pubblicato (Inoue-Choi et al., 2022) su circa mezzo milione di consumatori inglesi di tè, con un’età media di circa 56 anni all’inizio dello studio, e seguiti per undici anni, indicano che un consumo giornaliero di 2-3 tazze è legato ad una riduzione (-13%) del rischio di mortalità per qualsiasi causa rispetto a chi non consuma tè; all’ulteriore aumentare delle tazze di tè consumate (fino a 10 tazze al giorno) non corrisponde un aumento dei benefici. E’ sempre opportuno ricordare che questo genere di studi non stabiliscono una relazione causa-effetto (per capirci: bevo il tè e quindi mi ammalo di meno) ma definiscono, in termini statistici, “soltanto” una correlazione.
In questo studio, circa l’85% dei soggetti consumava tè, nella maggior parte dei casi (90%) il tipo nero; circa un terzo ne beveva ogni giorno 2-3 tazze, un altro quarto del campione 4-5 tazze e un altro 12% ne beveva 6-7 tazze al giorno. Tra i limiti dello studio, “tipici” per questo genere di ricerche, bisogna considerare l’assenza di informazioni sulle porzioni assunte e su robustezza e forza del tè consumato.
Oltre alla relazione con il tasso di mortalità dell’intera popolazione studiata, sono stati anche considerati, con riscontri positivi, i benefici sul rischio cardiovascolare. In maniera inaspettata, invece, lo studio ha messo in evidenza l’assenza di effetti sulla mortalità da cancro o per cause respiratorie.
Un altro studio importante, pubblicato da ricercatori cinesi (Yi et al., 2019), ha selezionato ben 96 meta-analisi di studi osservazionali, mettendo insieme i dati, in maniera ragionata, provenienti da ricerche diverse, in uno strumento di analisi dei dati definito umbrella review. La conclusione di questo studio è che il consumo di tè può portare diversi vantaggi. Innanzitutto, il consumo di tè si associa, a livello statistico, su grandi numeri di popolazione, ad una riduzione
del rischio di mortalità per ogni tazza di tè consumata (-4%/tazza nel caso del tè verde, -3%/tazza nel caso del tè nero). Anche per tante altre patologie (cardiovascolari, diabete di tipo 2, ecc.), un consumo di circa 2-3 tazze al giorno sembra essere la quantità corretta per ottenere dei benefici; oltre questa quantità non sembrano esserci ulteriori vantaggi. E’ bene ribadire però che questo tipo di studi, seppur importanti perché prendono in considerazione un elevato numero di ricerche, e di soggetti coinvolti, dando quindi “solidità” ai risultati raggiunti non possono risolvere il dubbio di fondo – comunque non risolvibile – che l’associazione statistica che si ottiene tra consumo della bevanda e benefici per la salute non dipenda, in realtà, da altri fattori (es. uno stile di vita più sano) che, magari, hanno i consumatori di tè…