
Giuseppe Salvatore
L’articolo è stato presentato in occasione del Workshop Ricerca, sviluppo e innovazione nel settore delle Piante aromatiche e officinali. L’attività nella regione Lazio ARSIAL (Agenzia Regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio), svoltosi a Roma il 23 maggio 2019.
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L’excursus storico prende il via dalla prima edizione del Nuovo Ricettario Fiorentino composto dai Consoli dell’Università degli Speziali di Firenze e stampato dalla Compagnia del Dragho il 21 gennaio 1498 (o 1499).
Nel 1999 il Ministero per i beni e le attività culturali e la Biblioteca Riccardiana ne hanno ricordato il V Centenario con la pubblicazione di un libro3 (figura 2). Dopo 20 anni ho voluto riproporlo qui (Orto Botanico, Roma 23 maggio 2019), dedicando attenzione alle sostanze vegetali, storicamente i semplici. Questi rientrano nel tema del Workshop sulle piante officinali, quelle che la tradizione erboristica italiana intende come le piante cosiddette medicinali, aromatiche e da profumo, come già definite dalla legge 6 gennaio 1931, n. 99 e, poi, dal Decreto Legislativo 21 maggio 2018, n. 75.
La storia delle piante, loro parti e preparazioni di possibile o supposta utilità per l’uomo, hanno trovato ampio spazio nelle opere di famosi medici, speziali, farmacisti, chimici e studiosi, costituendo una letteratura imponente già in tempi precedenti e durante il Rinascimento (1493-1520) e dopo secondo i cambiamenti di pensiero e gli eventi politici fino a tutto il secolo XIX. Una letteratura in continuo mutamento per il progredire delle conoscenze, che Cingolani e Colapinto (1999 e 2000)4 hanno saputo egregiamente presentare nei due libri, citati in nota, sulle opere precedenti e contemporanee alla pubblicazione dei Ricettari Fiorentini e fino al secolo XIX. Ben 242 sono le figure che riproducono, frontespizi e colophon, prime e seconde pagine delle più importanti opere di illustri medici e studiosi riguardanti antidotari, ricettari, lessici, farmacopee ufficiali e non a carattere regionale e quelle italiane pre-unitarie del secolo XIX. Sono riprodotte anche singole pagine di documenti, di oggetti e di apparecchiature in uso nelle officine. Ogni citazione è commentata, offrendo una visione d’insieme quale premessa di nascita, di affermazione e sviluppo dell’arte delle scienze mediche e farmaceutiche, rappresentate infine dalle farmacopee ufficiali nel loro rinnovarsi, seguendo un naturale processo di unificazione.
L’Europa e l’Italia per secoli sono state territorialmente frammentate a causa del mutare degli assetti politici, delle guerre tra le maggiori potenze, delle invasioni, delle dominazioni, delle alleanze e delle guerre d’indipendenza. Tuttavia, ogni regnante o governante, di Città-Stato, Stato regionale o Nazione, nonostante gli inarrestabili eventi politici del tempo, non ometteva di ordinare un codice nel proprio territorio da adottare da parte dei medici e farmacisti che contenesse le sostanze e le preparazioni medicinali che fossero di pubblica utilità. Infatti, lo stato di salute della popolazione già precario per l’indigenza nei vari aspetti, la malnutrizione, il malcostume, la scarsità di igiene personale e ambientale, l’inadeguatezza delle abitazioni e delle strutture pubbliche, e il diffondersi di malattie contagiose, tra cui la sifilide e le pestilenze, richiedevano misure urgenti e non derogabili che solo d’autorità potevano essere imposte secondo le conoscenze e le possibilità del tempo.
Così le Farmacopee hanno assunto l’espressione storica più diretta del progredire dell’arte delle scienze mediche e farmaceutiche e carattere di ufficialità, quando ordinate da autorità di governo nel proprio territorio e rivolte a tutti gli operatori preposti alla preparazione e conservazione dei medicinali in uso, alla qualità delle materie prime e alla tutela della salute della popolazione.
L’affermarsi della chimica-farmaceutica ha decretato da parte dell’industria il graduale declino d’interesse pratico nei confronti delle preparazioni vegetali a vantaggio dei prodotti chimici di sintesi. Ma negli ultimi decenni le utili proprietà applicative di prodotti a base vegetale, non più empiriche ma scientificamente e tradizionalmente provate, si sono nuovamente imposte all’attenzione del mondo dei consumatori. Al riguardo, specifiche normative relative ai prodotti di largo consumo sono state adottate in ambito nazionale ed europeo nel duplice scopo di facilitare gli scambi dei prodotti e di garantirne la qualità, l’efficacia e la sicurezza nell’uso corrente.
Dunque, l’excursus, riguardando le piante, punta a luoghi, cose e personaggi al tempo: a) della Signoria medicea di Firenze, divenuta Ducato e poi elevata a Granducato di Toscana; b) del Regno di Napoli, quando maggior era il fulgore dell’Ospedale degli Incurabili, essendo di riferimento per gli altri Ospedali del Regno e di richiamo per i famosi medici che vi prestarono la loro opera venendo da più parti, tra questi due medici e una santa, per la loro conoscenza delle piante per trarne rimedi e la stessa propensione di dedicarsi alla popolazione sofferente di Napoli; c) dello Stato Pontificio quando Pio IX, l’ultimo Papa Re ordinò il Codice Farmaceutico Romano, vera e propria Farmacopea Ufficiale; d) dell’Italia Unita, raccontata seguendone le sue Farmacopee Ufficiali, dal Regno alla Repubblica e fino alla pubblicazione dell’ultima Farmacopea Europea, di cui attualmente se ne adottano in Italia i test inglesi e francesi.

I Medici e i Ricettari Fiorentini dal 1498 al 1789
L’anno 1498, in questa storia, rientra tra gli anni della restaurazione in Firenze della repubblica (1494-1512), avvenuta con la deposizione dal governo della Signoria dei Medici con Piero il Fatuo (succeduto a Giuliano de’ Medici e questi a Lorenzo il Magnifico). Lo stesso anno ricorda Girolamo Savonarola che moriva sul rogo il 23 maggio. La Signoria dei Medici ritornò al governo di Firenze come Ducato nel 1532 (prima con Alessandro dei Medici, poi con Cosimo I dei Medici (secondo e ultimo Duca di Firenze) ed elevata, poi, a Granducato di Toscana nel 1569 (con il Granduca Cosimo I dei Medici, già Duca). Il 1789 è l’anno dell’ultima edizione del Ricettario Fiorentino, avvenuta alcuni decenni dopo l’estinzione della dinastia medicea con Gian Gastone dei Medici nel 1737 e il passaggio della sovranità del Granducato di Toscana agli Asburgo-Lorena. Una storia questa molto complessa di discendenze e di successioni, de iure e de facto, di cardinali, di papi, di matrimoni eccellenti, di influenze straniere, da cui, comunque, emerge un forte spirito riformatore delle arti e delle scienze in generale, particolarmente di quelle mediche e farmaceutiche di cui i Ricettari sono stati in quei tempi espressione significativa di riferimento e di ufficialità.
Il Ricettario nella sua prima edizione (1498), scritto in lingua volgare, si afferma come codice unico destinato ai medici e agli speziali, al fine di uniformare i comportamenti etici degli stessi, i metodi di preparazione, la composizione e le modalità di conservazione dei medicinali più in uso, eliminando, arbitri, rimedi inutili e potenzialmente anche dannosi. Gli esperti che l’hanno compilato, hanno basato il loro esame critico consultando le numerose opere, generalmente in lingua latina, dei grandi del passato: – della tradizione greca e romana: Ippocrate (460-375 a.C.); Celso (23 a.C.-7 d.C.); Scribonio Largo (I sec.); Dioscoride (I sec.); Plinio il Vecchio (23-79 d.C.); Galeno (129 d.C.); – della tradizione araba: Rhazes (865-925 d.C.); Serapione il Vecchio (IX-X sec.); Avicenna (980-1037 d.C.); Mesué il Giovane (X–XI sec.); Maimonide (XII-XIII sec.).
Il Ricettario è così articolato in tre libri: il primo tratta la preparazione e la conservazione dei semplici ed è suddiviso in 12 dottrine; il secondo riguarda l’antidotario suddiviso in 18 capitoli, ciascuno dedicato a una specifica forma; il terzo libro riporta le composizioni e le avvertenze per l’uso delle sostanze nelle preparazioni. Sono indicati i nomi dei pesi in uso a Firenze e in altre città (tra cui la libra, l’oncia, la dragma, lo scrupolo, il grano, il manipolo, i soli poi mantenuti nelle successive edizioni). I vegetali, gli animali, le pietre, i metalli sono le fonti da cui si traevano le materie prime utili alle diverse preparazioni e rimedi. Il Ricettario ambientato alla fine del quattrocento, dunque, documenta le pratiche terapeutiche di allora e come la spezieria evolvesse verso l’assetto più proprio di Farmacia. Divenuto oggetto di grande interesse, ne sono state fatte ristampe e successive edizioni, che ne hanno emendato il testo, ampliato i contenuti in base a nuove conoscenze e migliorato l’impostazione e la presentazione tipografica.
La seconda Edizione del 1550, è considerata il capostipite delle edizioni successive in quanto se ne è riconosciuta l’ufficialità perché compilata per ordine del Duca, Signore di Firenze. Ciò le è valso anche il riconoscimento di Prima Farmacopea Ufficiale nel territorio italiano, l’unica tradotta in latino con l’intento di diffonderla nei Paesi Europei. Le altre edizioni sono così datate: III Edizione, 1567, quale revisione della precedente ordinata dal Duca Cosimo dei Medici; IV Edizione, 1573-1574, sostanzialmente emendata e arricchita con nuove preparazioni riferite nei libri di medici moderni, tra cui Giacomo Silvio (Methodus Medicamenta Componendi), Gabriele Falloppio (De Medicamentis simplicibus) e Pietro Andrea Mattioli5 (Commentari alla «Materia Medica» di Dioscoride); V Edizione, 1597, quale revisione della precedente ordinata dal Granduca Ferdinando dei Medici, succeduto a Cosimo II; VI Edizione, 1623, in pratica una versione ampiamente emendata dagli errori della precedente edizione; VII Edizione, 1670, disposta dal Collegio dei medici e poi dedicata a Cosimo III; VIII Edizione, 1696, anche questa dedicata a Cosimo III; IX Edizione, 1789, compilata per ordine di Sua altezza Reale Pietro Leopoldo I, Principe Reale di Ungheria e di Boemia Arciduca di Austria e di Toscana, noto per la propensione per le scienze, particolarmente per la chimica e la medicina. Quest’ultima edizione si ispirò non più ai vecchi testi, ma si allineò piuttosto alle tendenze della Francia, Inghilterra e Germania, che già avevano adottato le proprie Farmacopee Ufficiali. Quest’ultima edizione del Ricettario si presenta differente dalle precedenti nella presentazione, per l’elencazione dei medicinali in ordine alfabetico e per il testo suddiviso in due parti: prima parte, che comprende la Materia Farmaceutica ovvero i Medicamenti Semplici da usarsi nelle composizioni di questa Farmacopea come ancora da conservarsi per uso del pubblico. Le piante e loro parti sono descritte con il nome assegnato da Pietro Andrea Mattioli (Siena, 1501-Trento, 1578) e la denominazione binomiale latina di Linneo (1707-1778) e ne vengono descritte le modalità di raccolta, di trattamento e di conservazione:
seconda parte dedicata alle 504 preparazioni, molte delle quali nuove (tra cui i medicamenti mercuriali e contenenti oppio), le restanti sono state molto aggiornate rispetto alle edizioni precedenti e solo alcune non eliminate per il loro carattere fortemente tradizionale.
I Ricettari Fiorentini, dunque, scritti in lingua volgare e derivati dallo studio di una imponente mole di opere in lingua latina di famosi Autori, sono stati nel loro tempo espressione significativa di riferimento e di ufficialità nel codificare le sostanze e le preparazioni medicinali di pubblica utilità.
I ricettati sono ricchi di illustrazioni, tra queste quelle riguardanti la distillazione.
Sull’argomento sono famose le sei fornaci del Mattioli comprese nel suo trattato “Del modo di distillare le acque da tutte le piante et come vi si possino conservare i loro veri odori & sapori”…