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Approfondimenti di ecologia: “Inganni semantici”

Autori:

Franco Zavagno

Nel suo romanzo più celebre, “1984”, George Orwell ipotizza la nascita di una neolingua dal lessico estremamente povero, il cui uso dovrà essere imposto ai cittadini e il cui fine è quello di limitare drasticamente la possibilità di esprimere concetti e pensieri che non siano allineati alla volontà del Grande Fratello. A questo si aggiunge l’introduzione del socing, una tecnica manipolatoria che prevede un ribaltamento semantico radicale, tale per cui, ad esempio, “la guerra è pace” e “la libertà è schiavitù”. Un caso estremo di dittatura, che persegue l’assoggettamento delle menti oltre a quello dei corpi, passando attraverso l’elaborazione di un lessico funzionale a tale scopo. Sino a pochi anni fa, una simile visione era relegata nell’ambito della fantapolitica o della fantascienza (forse, le due cose sostanzialmente coincidono). Oggi, ciò che prima appariva un’ipotesi plausibile solo per una trama letteraria, o cinematografica, si sta materializzando sotto i nostri occhi e un campo di applicazione privilegiato è proprio l’ecologia.

Dove un tema fondamentale è rappresentato dalla gestione degli habitat, il cui fine dovrebbe essere la tutela dell’ambiente naturale e della biodiversità. Spesso si tratta, però, di situazioni intrinsecamente a rischio di scomparsa, proprio per l’evoluzione spontanea in atto, come nel caso della trasformazione di molte aree a prato in bosco, a seguito dell’abbandono di attività tradizionali quali il pascolo e l’allevamento. Nel tentativo, in genere poco efficace, di bloccare tali processi evolutivi, alle intenzioni seguono progetti e azioni il cui risultato è di interferire, in misura sempre maggiore, proprio con le dinamiche naturali. Secondo una consequenzialità di cause ed effetti che amplificano numero e portata dei problemi, piuttosto che risolverli. Così, il degrado progressivo di un’area viene talvolta descritto come “riqualificazione ambientale”, un perfetto esercizio di socing.

In un libro di George Monbiot del 2013 (pubblicato in Italia con il titolo “Selvaggi” nel 2018, da PIANO B Edizioni), queste dinamiche vengono descritte con chiarezza esemplare, sino al punto di far dire all’autore: “Eserciti di volontari sono impiegati per impedire il verificarsi di processi naturali. … Il risultato è una conservazione al contrario.”. Ciò implica, peraltro, un dispendio notevole di energia e di risorse, in palese contrasto con gli obiettivi più generali di riduzione dei consumi e delle emissioni inquinanti (es.: immissione di gas serra in atmosfera, che alimentano il riscaldamento climatico), secondo una trama di connessioni di cui restiamo in massima parte inconsapevoli. In un contesto dominato dal pensiero economico, che ha imposto il suo lessico al resto del mondo, anche la presunta attenzione verso l’ambiente si trasforma presto, inevitabilmente, in una ennesima occasione di lucro (per i meno dotati di senso etico) e di lavoro per molti che credono, forse in buona fede, nella mitologia della green economy. Temo infatti che, così facendo, si utilizzi il degrado del territorio per innescare una nuova filiera economica, come del resto è già avvenuto per i rifiuti e per le cosiddette “energie rinnovabili”. Una volta che questa filiera si sarà consolidata, essa tenderà ad automantenersi e, per farlo, avrà necessità di alimentare il degrado dal quale trae sostentamento, in un circolo perverso il cui risultato più scontato è proprio la distruzione di ciò che, ipocritamente o inconsapevolmente, si afferma di voler difendere.

André Gorz, fondatore dell’ecologia politica, ha scritto (“Ecologica”, Jaca Book 2009): L’ecologia non ha tutta la sua carica critica ed etica se le devastazioni della Terra, la distruzione delle basi naturali non sono comprese come le conseguenze di un modo di produzione; se non si comprende che questo modo di produzione esige la massimizzazione dei rendimenti e ricorre a delle tecniche che violano gli equilibri biologici.”. Ma, come immaginato da Orwell in “1984”, per giustificare qualsiasi nefandezza ecco pronta la neolingua, aberrante nel suo attribuire significati positivi ad azioni devastanti, soprattutto sul piano concettuale. Accettando di assoggettare la Natura ai precetti dell’economia, scelta che ha portato alla nascita di espressioni grottesche quali, ad esempio, “servizi ecosistemici” e “crediti di carbonio”, riusciremo solo ad accelerare il collasso del pianeta.

Le leggi di natura non si possono eludere per decreto: l’acqua solidifica a 0°C e bolle a 100°C (a livello del mare), la quantità di ossigeno nell’atmosfera diminuisce all’aumentare dell’altitudine (a 8.000 m di quota la pressione parziale di ossigeno è circa un terzo di quella a livello del mare), la fotosintesi clorofilliana consente alle piante di produrre carboidrati, a partire da ossigeno e anidride carbonica, grazie alla loro capacità unica di utilizzare direttamente l’energia solare. Nessuna legge umana potrà mai cambiare questi dati di realtà, a prescindere dalle nostre intenzioni.