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Editoriale Natural 1 – gennaio febbraio 2012

Autori:

Bruno Agostinelli

Liberalizzazioni nel settore.
Nella bozza del Decreto sulle liberalizzazioni allo studio attualmente (attenzione parliamo di bozze,solo i Decreti poi valgono), i medici di famiglia saranno obbligati ad inserire sulla ricetta medica la dicitura“o farmaco equivalente se di minor prezzo”; con questo si specifica, ove possibile e salvo determinate situazioni, l’esistenza del farmaco equivalente. L’obiettivo dovrebbe essere quello di far risparmiare il Servizio Sanitario Nazionale ed avvantaggiare anche il paziente. Per le farmacie, rimarrebbe il limite dei tremila abitanti per l’apertura di nuovi punti vendita (oggi i limiti sono di 5.000 oppure 4.000 rispettivamente nei centri fino a o sopra 12.500 abitanti). I concorsi rimarranno riservati ai farmacisti non titolari e a quelli delle zone disagiate. Non più turni di apertura e orari di gestione liberi. Le parafarmacie potranno vendere i farmaci di fascia C nelle regioni ove entro il giorno 1 marzo 2013 non sia stato stabilito almeno l’80 % delle farmacie messe a concorso. Inoltre si sta lavorando sul “delisting”, cioè un declassamento di prodotti senza obbligo di ricetta, per portare sugli scaffali dei supermercati e delle parafarmacie alcuni farmaci prima ottenibili solo in farmacia.
I neo farmacisti potranno concorrere per la gestione associata, così da facilitare l’apertura di nuove farmacie.
Queste le novità in sintesi lette nella bozza di Decreto, che saranno probabilmente ritoccate, ma che attualmente sono in discussione.
Focus su Natural1.
In questo fascicolo troverete un interessante approfondimento sulle cefalee. La nostra rivista premia ancora una volta il genio e il ruolo dei ricercatori italiani con la pubblicazione di alcuni studi di ricerca scientifica. Ecco i titoli degli articoli:
“Adattogeni e mal di testa”, “Il gingkolide B nella prevenzione delle sindromi emicraniche”, “Cefalea ed alimenti”, ” Le piante del mal di testa”. Ultimo ma non per importanza, nella sezione nuova frontiera: “Nanotecnologie e nanoparticelle, l’infinitamente piccolo”.
Attualità.
In questo clima di amministrazione controllata, si nota uno sforzo da parte dello Stato per stimolare l’imprenditoria, riconosciuta come il motore dell’economia di una nazione. Finalmente, forse, ci si è resi conto dell’importanza di quanto stiamo perdendo, sia in concreto che nello spirito. Aziende e valori. La crescita infatti non si può costruire solo in laboratorio.
Sarà molto difficile riuscire in questa impresa di rilancio dell’economia in un lasso breve di tempo… poiché, per prima cosa, si tratta di ricostruire ciò che culturalmente si è “voluto” distruggere negli anni passati (purtroppo non è questa la sede per approfondire questo discorso, ma ne è valso l’accenno) e non è facile! Molti giovani oggi, nell’ambito lavorativo, preferiscono ambire a una forma di “dipendenza con funzioni manageriali”, in una futuribile società prevalentemente pubblica o comunque formata da multinazionali gestite da matriosche, in cui il ruolo delle responsabilità si fa sempre più evanescente. Si crede ci siano meno rischi e soprattutto meno doveri; orari di lavoro personalizzati, ferie sicure, permessi mai negati, qualche piccolo o grande privilegio. Fanno scuola (e purtroppo tendenza in senso negativo) le notizie date dai media su compensi da sogno a fronte di economie aziendali da fallimento; fanno scuola la mancanza di meritocrazia, gli stipendi fissi assolutamente slegati dai risultati di bilancio, le liquidazioni e le pensioni da nababbi erogate anche in presenza di vistose malversazioni; fanno scuola solo i diritti (non i doveri) di una classe Vip di grand commis che ha sempre preteso molto a dispetto di mete dichiarate mai raggiunte e delle relative leggi di mercato sempre ignorate, per l’interesse di pochi eletti. Infine fanno scuola le punizioni e le ammende troppe volte sproporzionate, talvolta addirittura ridicole, rispetto ai danni causati alla società civile. Fanno ancora scuola i “furbi”, la “cialtroneria”, in un mondo in cui i meschini personaggi interpretati magistralmente da Alberto Sordi, purtroppo sempre attuali, la fanno ancora da padroni; un mondo in cui non esiste la “certezza della pena”.
Certo, i nostri ragazzi, i futuri imprenditori, non dovranno solo essere preparati, tecnici, intraprendenti, ma dovranno anche avere risorse adeguate, credibilità, e fiducia…alcune prerogative e virtù che in questi ultimi anni nelle nostre istituzioni sono state latitanti; tutte cose ora difficili da ottenere. Certo è che dovremo anche lasciare che il giovane che intraprende la difficile strada dell’impresa (che non dimentichiamo, porta sempre posti di lavoro), possa raccogliere i suoi frutti; questo sì che è un diritto inalienabile. Senza il giusto premio, rimarrebbero solo gli oneri senza gli onori. Il minimo che si chiede allo Stato che dovrebbe amministrarci, è che la strada che si dovrà percorrere debba essere accuratamente mantenuta efficiente e praticabile per il compito oggi estremamente “difficile” dell’imprenditore.
Il motore è acceso, la vettura affidabile, ma la pista deve essere pulita, altrimenti i piloti questa volta se ne vanno davvero.

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