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Editoriale Natural 1 – giugno 2012

Autori:

Bruno Agostinelli

Giovedì 16 dicembre 1773, nel porto di Boston, oggi capitale del Massachusetts e più grande città del New England, un manipolo di “patrioti” facenti parte dei “sons of liberty”, travestiti da indiani, di notte, salirono a bordo delle tre navi inglesi ancorate in porto e gettarono tutte le casse di tè a mare. Era da considerarsi un atto di protesta dei coloni americani contro le tasse del governo britannico. Giorgio III infatti, non aveva aumentato solo le tasse sul tè ma anche sullo zucchero, la carta, il caffè, il vino. Questo atto di protesta era la parte finale di una schermaglia iniziata con il boicottaggio degli acquisti di tè tramite la mitica Compagnia delle Indie, acquistando di contrabbando dagli olandesi , evitando così le tasse di importazione. Molti coloni occuparono il porto per evitare lo scarico delle casse di tè ma l’atto più grave fu proprio questo gesto di protesta chiamato “Boston Tea Party”.
Il governo inglese rispose a questa provocazione in modo molto duro, chiudendo il porto, imponendo nuove restrizioni e accusando di tradimento i coloni coinvolti in questa ribellione. Poi il governo capì che doveva cedere per mantenere le posizioni e quindi tolse le tasse di importazione, ma ormai il rapporto di fiducia si era rotto e la scintilla dell’indipendenza aveva ormai acceso il fuoco latente della rivoluzione (le 13 colonie nordamericane diventate in seguito Stati Uniti d’America contro il Regno di Gran Bretagna).
Il Tea Party è considerato da molti la scintilla della rivoluzione, della guerra per l’indipendenza.
Due parole sul tè. Sembra che venne introdotto in Europa dai portoghesi e non dagli inglesi come si crede. I portoghesi, che avevano rapporti col Giappone già nel XVI secolo e avevano poi fondato la colonia di Macao sulla costa cinese e che contrassegnavano le casse di tè con la lettera “T”, Chà (come chiamavano il tè i cinesi). Divenne presto una bevanda alla moda che accomunò gli inglesi di tutte le classi sociali fino a diventare la bevanda nazionale: l’ora delle cinque pomeridiane divenne proverbiale per tutti: era “tea time”.
La Compagnia delle Indie Orientali divenne famosa per le sue corse con i clipper, i famosi velieri a tre alberi che trasportavano tè ed altre droghe e facevano a gara per arrivare per primi a Londra. Più di centodieci giorni di traversata… Quindicimila miglia! Chi non ricorda il mitico vascello “Cutty Sark”?
Interessante notare che il tè in origine si divideva a grandi linee in due tipi: il tè verde, che veniva molto apprezzato dagli orientali, e il tè nero, molto apprezzato dagli occidentali. Peculiare il fatto che veniva pressoché venduto solo in farmacia.
Il tè contiene caffeina, un alcaloide stimolante del sistema nervoso centrale.
Gli effetti della bevanda variano dal tipo di tè e dalle modalità di infusione (temperatura e durata). Un’infusione breve produce soprattutto caffeina ed ha proprietà stimolanti. Un’infusione più lunga estrae anche acido tannico, che disattiva la caffeina perché si combina con essa, attenuando l’effetto stimolante.
A pagina 64 di questo fascicolo: tè, caffè, camomilla, “solamente” bevande? Un articolo che evidenzia in modo scientifico i principali effetti benefici attribuiti a caffè, tè e camomilla.
Nella sezione di fitoterapia troverete “Effetti della flora batterica intestinale sui fitocomplessi polifenolici dei prodotti erboristici”; nella sezione laboratorio “Metodiche a confronto sulla estrazione di droghe contenenti polifenoli”.
Per la cosmesi, un articolo molto interessante sugli estratti di Bixa orellana e Mauritia flexuosa.
E infine ma non per importanza, il Taccuino della sanità è dedicato all’alloro, sempreverde simbolo di immortalità e di vittoria, pianta degli eroi, un augurio di buon lavoro e di successo ai nostri lettori.

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