Bruno Agostinelli
Oggi qualunque azienda si presenti sul mercato, deve fare i conti con le spese fisse di gestione, le materie prime che dovrà lavorare, i costi di manutenzione e le tasse. Il tutto tenuto insieme dalle regole, dalle norme con le quali convivere. Come si potrà facilmente constatare attraverso le informazioni facilmente controllabili attraverso i media specialistici e i propri uffici di consulenza, non è proprio semplice riuscire a presentare al mercato un prodotto facile da vendersi e che possa creare un utile alla società che lo produce permettendole quindi di mantenere invariate maestranze e anzi prevedere nuove assunzioni, soprattutto con il contratto sul lavoro nelle condizioni attuali.
La concorrenza si fa spietata anche perché ormai è sotto gli occhi di tutti il divario fra gli stipendi fra le società che operano in Europa e le società che operano nei cosi detti mercati “emergenti”. I margini sempre più ristretti; i controlli sempre più accurati e talvolta “eccessivi” tendenti spesso non alla prevenzione ma alla “punizione” fine a sè stessa, fanno spesso scoraggiare dal creare nuove attività o continuarne altre. Ho visto personalmente multe date a pescatori solo perché in alcuni punti delle reti le maglie non corrispondevano alle giuste dimensioni. Gente che pesca in Mediterraneo, con tutte le difficoltà che ci possono essere oggi a far quadrare i bilanci di una simile attività!
L’unica via attuabile oggi per espandere la propria attività o in alcuni casi mantenere le proprie posizioni in attesa di tempi migliori è “rinnovarsi”, esprimere nuove soluzioni all’interno dell’azienda (anche se non sempre il movimento è positivo; talvolta infatti una “pausa di riflessione” può essere utilissima per ripartire con nuova energia e idee). Queste innovazioni non devono essere forzatamente rivolte al prodotto che vendiamo, ma anche alle tecnologie per produrlo, le strategie della commercializzazione, la comunicazione pubblicitaria, la distribuzione, l’organizzazione, la logistica; in altre parole non dobbiamo fermarci al prodotto ma dirigerci anche sul marketing stesso, sul servizio stesso al cliente. Si può portare innovazione anche solo penetrando in nuovi mercati o valorizzando i collaboratori all’interno dell’impresa, o cambiando il modo di distribuzione. Avevamo già affrontato questo argomento in un altro editoriale, se ben ricordo. Una delle prerogative dell’innovazione è diventare un punto di riferimento, un’eccellenza nel proprio settore. Noi per esempio, intendo GVEdizioni, con Natural1, abbiamo costruito il nuovo portale con l’idea di dare un servizio agli utenti, che ci pone ad un livello di specificità necessario oggi nel mondo della ricerca scientifica. E’ possibile infatti digitare nel nostro motore di ricerca un termine che appare nelle migliaia di articoli apparsi nei diversi campi nei quattordici anni di vita della testata, per poter accedere all’articolo in cui il termine appare. In questo caso, dopo avere analizzato il profilo del nostro utente tipo, avevamo deciso di privilegiare il tecnico, il ricercatore, lo scienziato, piuttosto che privilegiare l’utente finale, il curioso, il navigatore generalista, che potrà invece comunque avvalersi dello stesso motore che opera in modo standard nella sezione a lui dedicata. Fino a che in Italia la formazione e l’istruzione saranno concepite come meri costi e non “investimenti”, purtroppo a farne le spese sarà lo sviluppo del Paese e la società tutta. Si sta invece favorendo l’occupazione “raccomandata”, l’istruzione omologata, il diploma “facile”, necessario solo ad “agguantare” il famoso “posto fisso”.
Tutti, usufruendo il meno possibile di una scala meriti, vogliono salire nella sala comandi della nostra nave. Sono più gli aspiranti comandanti che i marinai. Tutti vogliono ricoprire i ruoli di comandante, direttore di macchina, secondo comandante, medico di bordo, nostromo, primo commissario, hotel manager, primo ufficiale, secondo ufficiale, nessuno quello di marinaio semplice, fuochista, cameriere, cuoco, addetto alla lavanderia di bordo, tantomeno di mozzo. Tutti vogliono vestire la giacca blu marina a doppio petto, sei bottoni. Non è facile condurre una imbarcazione in queste condizioni e cioè, senza marinai, ma con un super nutrito numero di “comandanti”. Anche le società marittime, si sono fatte prendere la mano nella loro gestione interna dei tempi “passati” (anni ’80/90) e hanno aperto le fila del reclutamento “privilegiato”, salvo poi lamentarsi dei costi in aumento e “risparmiare” sui camerieri e sul personale di servizio “affittato” con contratti anomali in territori a buon mercato, in ogni parte del mondo.
E’ in definitiva ciò che succede a tutti i livelli anche a livello nazionale …tutti vogliono occupare i posti più “comodi”, quelli che danno “abbastanza” ma senza troppa responsabilità, tutti vogliono amministrare gli altri. L’obiettivo, troppo spesso, è entrare nell’apparato amministrativo, non in quello produttivo, (preferibile comunque un bel posto statale o parastatale, che nonostante i tempi è sempre più “sicuro”). Ma così facendo, ridurremo la nostra bella Italia ad una stupenda automobile piena di gadgets e soluzioni tecniche all’avanguardia ma senza motore.
Ormai perfino nelle cose più ovvie, non si riesce a capire il comportamento dei nostri boiardi di stato, che risultano sempre più scollati dalla realtà, attenti solo a mantenere i loro diritti e privilegi, disattenti nelle cose che possono portare benessere e perché no, ricchezza a tutti noi. Ci sarebbe di che vergognarsi, ma il fatto è che molti dei responsabili non sono capaci neppure di questo sentimento in quanto non sanno neppure di cosa devono vergognarsi. Questo è il dramma!
Come ben sapete la nostra penisola è ricca di arte e non passa giorno a che non ci si debba lamentare per come viene mantenuto tutto il ricco patrimonio nazionale artistico. Ebbene, mentre in Francia se un privato effettua una donazione per un restauro artistico può dedurre fiscalmente il 60% o fino al 90% se si tratta di un’azienda, da noi si detraggono imposte solo per un 19%.