Bruno Agostinelli
In un antico testo egizio risalente a più di tremilacinquecento anni fa, si trova una prescrizione riguardante la cura di una ferita con un preparato di salice bianco. Tutto ciò potrebbe essere stato di giovamento al malato in quanto la corteccia di tale pianta contiene la salicina, che il nostro corpo può convertire in acido salicilico. Negli ultimi anni dell’ottocento poi, Felix Hoffmann sintetizzò per la prima volta l’acido acetilsalicilico inventando praticamente l’aspirina, mentre fino a quell’epoca l’acido veniva estratto dalle foglie dell’olmaria (Filipendula ulmaria). Il libro egizio Papiro Ebers, che contiene quella giusta e felice prescrizione, ne contiene tante altre che alla luce dei nostri giorni non possiamo certo giudicare altrettanto valide scientificamente… come alcune ritrovate e descritte nei “Tacuina Sanitatis” medioevali.
A questo proposito, e con grande piacere, vi annuncio a nome della nostra casa editrice, la nascita di un nuovo libro: “Il Taccuino della Sanità”.
Il volume è in stampa mentre ci leggete e ci ripropone attraverso testo ed immagini, il singolare modo di concepire il mondo della natura proprio dei tempi passati.
“Nell’Italia medievale, infatti, i Tacuina Sanitatis erano costituiti da un Herbarium, un Bestiarium e un Lapidarium, sorte di manuali di facile lettura, ricchi di aneddoti e immagini semplificate e di contenuto essenzialmente popolare.
Per secoli, questi medicamenti rivestirono grande importanza, esercitando anche una influenza sull’evoluzione della terapia in epoche successive”.
Ma ripercorriamo un po’ di storia e ricordiamo alcuni nomi che possono essere considerati le fondamenta dei Tacuina: Ippocrate, Teofrasto di Ereso, Aristotele, Nicandro, Mitridate, Crateva, Dioscoride, Catone, Aulo Celso, Caio Plinio, Galeno.
Già dai tempi dell’antica Roma, spiega l’autore Ernesto Riva nella prefazione del suo libro, “Plinio non lesina certo sui medicamenti dalle facoltà straordinarie e miracolose, anche se si limita a presentarli senza tentarne una spiegazione e facendo tutt’al più trasparire un certo scetticismo; egli tuttavia, evidentemente affascinato dalla materia, non rinuncia ad elencare una serie infinita di miracula che erano entrati oramai nel costume. Lo stesso Plinio afferma che egli stesso non può tralasciare di menzionare tali rimedi animali, a volte ripugnanti, perché ripetutamente raccomandati da fonti assai autorevoli e spiega che alla base di tutto stanno forse le teorie mediche speculative della “simpatia” delle cose naturali per cui la forma, il colore, la struttura e il comportamento di un animale o di una pianta dovessero in qualche modo suggerire un’indicazione terapeutica particolare e specifica.
I rimedi di Plinio trattano dunque quelle “droghe” che da sempre facevano parte della tradizione terapeutica e che poi divennero, alcune di esse, parte integrante della futura materia medica occidentale.
Roma aveva dunque maturato un imponente dottrinario terapeutico fatto di innumerevoli rimedi semplici che furono messi a disposizione di un’arte medica che stava per modificare la sua impostazione. Ma ancora una volta, l’idea di una medicina sistematica e universale, frutto della fusione tra il metodo sperimentale e la speculazione filosofica, giungeva proprio dalla Grecia.
Nikon, celebre architetto di Pergamo, dove vi era una fiorente scuola di medicina, aveva collaborato ai lavori di riedificazione del tempio di quella città dedicato al dio Asclepio. In effetti la figura di Nikon fu decisiva per la formazione culturale del figlio, Claudio Galeno di Pergamo. Completato il suo percorso intellettuale e scientifico giunse dunque nella Roma imperiale, centro del mondo, e lì conquistò un posto preminente nella cerchia medico-professionale della città riuscendo ben presto a sedurre la nobiltà romana con le sue straordinarie capacità di terapeuta. Con lui nacque la nuova figura di medico colto, profondo conoscitore delle funzioni del corpo e della vita, che curava i suoi malati con uno spirito filantropico degno dei principi sanciti dal giuramento ippocratico, un medico al servizio dell’umanità. Galeno produsse un’enorme massa di scrittura, purtroppo andata in parte perduta, o frammentata, o consegnata più tardi alle traduzioni arabe (fonte primaria della scienza medica divulgata dai medici islamici quali Acicenna e Rhazes), che illuminò il mondo sulla nuova concezione della scienza medica che doveva comprendere l’intero sapere biologico: dall’anatomia alla fisiologia, dalla patologia alla scienza terapeutica.”
Buona lettura de “Il Taccuino della Sanità” e intanto vi ricordo una frase celebre su cui riflettere: “un vincente trova sempre una strada, mentre un perdente trova sempre una scusa” (Hermann Hesse)