Bruno Agostinelli
Il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo 2011, verificatisi in Giappone, hanno provocato timori di normale sopravvivenza anche in altri Paesi del mondo, Italia compresa. Ciò è divenuto ancora più evidente allorchè, a partire dal 14 marzo, nella centrale atomica in attività a Fukushima, si è constatata l’emergenza della potenziale fusione dei reattori per surriscaldamento. Il controllo della radioattività nell’aria, nell’acqua e in tutti gli oggetti presenti nella centrale, ha evidenziato la presenza di Iodio 131, un isotopo dello Iodio 126,90 costituente atomico principale e, come tale, riportato nelle Tabelle dei Pesi atomici.
Lo iodio è, con il fluoro, uno dei due microelementi non metallici essenziali all’organismo umano; i chimici li ascrivono al gruppo dei alogeni (cui appartiene anche il cloro, che non è considerato, per la sua quantità, microelemento) nome derivato dal greco col significato di “salificatori” per la loro capacità di trasforrper la loro capacità di trasformare in sali i metalli, formando alogenuri.
È uno degli elementi più rari della crosta terrestre (circa 0,1 ppm cioè circa 1 milligrammo ogni 10 chili) e inoltre viene dilavato dalle acque superficiali che lo portano al mare sotto forma di ioduri solubili, dove si accumula. Per questo ne sono particolarmente ricchi gli animali e le piante marine (come Fucus vesciculosus L., alga chiamata per l’aspetto “Quercia marina”, che ne contiene da 20 a 30 mg per 100 grammi di peso secco) e molto poveri invece i terreni e i territori montuosi lontani dal mare, dove più frequentemente nell’uomo si manifestano i fenomeni di carenza (gozzo, ipotiroidismo). Il sale marino grezzo (circa 35 grammi per litro di acqua di mare, dei quali 27 di cloruro di sodio puro) contiene esso pure minime quantità di iodio (1,0-1,5 ppm) pari a 1,0-1,5 mg di iodio per chilo (cioè 1,0-1,5 microgrammi per grammo) per cui rappresenta una fonte (spesso insufficiente) di tale elemento; una persona che ingerisce 10 grammi/giorno di sale marino grezzo, assume 10-15 microgrammi di iodio, cioè circa 1/10 della RDA consigliata (vedi al paragrafo “Fabbisogno giornaliero”).
Allo stato di elemento lo iodio fu isolato dalle alghe dal francese Cortois nel 1812 e ben presto se ne riconobbero le proprietà antibatteriche (tintura di iodio), ma già molti secoli prima, senza averne conoscenza, cinesi e greci utilizzavano le alghe contro l’ipotiroidismo.
Gli atomi dei vari elementi vengono definiti “nuclidi” e sono costituiti da frazioni chiamate “isotopi” cui si fanno seguire i valori numerici delle Masse atomiche (o Pesi atomici) riferite, a partire dal 1961, alla massa del carbonio 12 (C12). Ciò significa che l’atomo di iodio è costituito dai due isotopi suddetti e, a temperature e radiazioni elevate, libera l’isotopo di peso 131, presente in minor quantità, radioattivo e poco stabile (si dimezza in una decina di giorni), i cui frammenti costituiscono poi altri composti atomici di peso inf di peso inferiore e non radioattivi. Processi similari sono già noti per altri nuclidi, come l’uranio 238 (utilizzato nella bomba atomica) che, attraverso torio, protoattinio, uranio 234 e radio, giunge a produrre piombo 206, stabile e non radioattivo.
Il vero rischio connesso alla presenza e relativo consumo di derivati iodici (ioduri) nel mondo, non è tanto la radiazione da essi prodotta, quanto la loro solubilità in acqua del mare, pioggia, terreni e vegetali da cui poi, tramite gli animali che vi soggiornano e se ne nutrono, i composti passano nelle sostanze alimentari anche dell’uomo.
La Comunità Europea elaborò, nel 1990, una Nutrition Labelling Directive che stabiliva i Dosaggi Giornalieri Raccomandati (RDA, cioè Recommended Daily Allowance) da riportare in etichetta per gli additivi alimentari; per gli ioduri, tale valore, fu pari a 150 microgrammi/giorno. In una nuova Direttiva del 1999, che pubblicava i National RDA’S for Minerals delle varie Nazioni Europee, l’Italia confermava tale valore, a differenza di altre [(Germania 200 microgrammi, Polonia 160, UK 140, Grecia 130). Vedi: EAS, 1999, Annex 2, pag. 82].