Bruno Agostinelli
L’altro giorno ho chiesto a due ragazzi, figli di cari amici, se conoscevano il termine “villeggiatura”. Uno mi ha risposto: “è una enorme villa dove si fanno le vacanze”, l’altro mi ha detto “per me è una cascina in campagna”. Nessuno aveva spiegato loro che “villeggiatura” era l’equivalente di “ferie” di “vacanze”; è proprio un termine in disuso. Per fare un po’ di ordine diremo che “fino a qualche anno fa”, le mamme parlavano di “villeggiatura”, i papà di “ferie” e i bambini di “vacanze”. Era così, lo ricordo benissimo. La tendenza odierna è quella di parlare di “vacanze”, quindi di tornare un po’ bambini. Comunque le chiamiate però, quei periodi di festa in cui siamo un po’ tutti eccitati, affannati e crediamo di sentirci “liberi”, sono finiti. La seconda quindicina di settembre ha riportato il ritmo del lavoro un po’ dovunque, soprattutto fra la gente comune. Tutti al loro posto quindi, al lavoro!
Anche gli studenti naturalmente. L’Università di Bologna ha annunciato che gli studenti più meritevoli saranno esentati dal pagamento delle tasse scolastiche. Ciò, a prescindere dal reddito famigliare. In altre parole, tutti gli studenti neodiplomati con cento e lode saranno esentati dal pagamento dei contributi. Un’idea apprezzabile anche perché favorisce l’ingresso dei veri talenti. Anche se i cento e lode non sono tutti uguali purtroppo; infatti tutti sanno che ci sono scuole di manica più larga ed altre di manica più stretta. Riconosciamo che, comunque, l’idea è una pietra miliare per il riconoscimento del talento personale e un grande incentivo allo studio.
In Germania, gli studenti più meritevoli, indipendentemente dal reddito famigliare, ricevono una borsa di studio di trecento euro al mese; anche la Spagna si sta dirigendo verso il “merito”, mentre in Francia e in Inghilterra la tendenza fino ad oggi è stata quella di privilegiare il lato “sociale”, quindi quello del reddito.
Chissà che questi stessi studenti, i più meritevoli e/o i più volonterosi, potranno in futuro inventare qualche cosa di nuovo, avere una brillante idea, creare un nuovo lavoro, aprire un’attività producendo cose impossibili da copiare e produrre in Cina, in India, in Malesia ecc…; o comunque concretizzare le stesse idee anche con l’aiuto esterno, ma avvalendosi di brevetti riconosciuti. Assumere così nuovi collaboratori, tutelati dal riconoscimento dell’invenzione, senza timori di imbrigliamenti burocratici e di ottuse chiusure politiche.
Chissà che questi stessi talenti che si laureeranno nei prossimi anni in Economia e Commercio o in Scienze dell’Economia e della gestione Aziendale, assunti negli Istituti di Credito attuali, potranno in futuro, (in un futuro molto prossimo) convincere i loro responsabili a dare fiducia ai giovani imprenditori che si presenteranno loro con nuove idee, come si faceva un tempo, aiutati anche dall’istinto. Ora sembra che tutto sia capitanato dagli accordi internazionali di Basilea 1, 2, 3 ecc…(Gli stessi funzionari si dicono impossibilitati alla trattativa, di fronte ai calcoli di rating, ai nuovi parametri di fiducia). Il sistema finanziario è inflessibile, ingessato. Le banche non vogliono e non possono credere, dare fiducia, investire, a meno di una fideiussione, di una garanzia su un immobile o altro. Ma è difficile dimostrare di valere, di saper lavorare, senza poter neppur iniziare.
E i nostri ragazzi passano da un lavoro all’altro senza convinzione, più per bisogno che per passione. (Fanno sorridere coloro che vogliono abolire il precariato. Oggi siamo tutti precari, o per lo meno quasi tutti. La “precarietà” fino ad ora è una delle maggiori caratteristiche che differenziano il privato dal pubblico). Di questo passo, con queste difficoltà, rischiamo di non aver più nessuno che avrà voglia di “imprendere”.
Va bene semplificare le infrastrutture, diminuire il peso delle pratiche burocratiche, ma la cosa più importante è “dare fiducia”. Senza “fiducia”, il futuro non avrà prospettive. Il resto viene da sé, è una catena. Non si può dare lavoro quando non ce n’è abbastanza neppure per sé stessi. Il lavoro nasce da un “credo”, dall’investimento in un’idea, dalla fiducia verso un’azione imprenditoriale, dall’entusiasmo. Eccellente iniziativa quella degli Spin-off universitari (mi dispiace non trovo il corrispondente termine in italiano, ma si tratta di una entità giuridica che dovrebbe trasferire concretamente al sistema produttivo le conoscenze ottenute in campo scientifico e tecnologico), ma non devono essere fine a sé stessi (facilitare e sostenere la nascita di nuove aziende). Devono invece essere il trampolino, la molla, il “tailhook” (gancio di coda degli aerei sul ponte delle navi) per il lancio di nuove imprese, che invece fanno molta fatica a decollare perché non trovano la fiducia sufficiente nel sistema imprenditoriale, il quale a sua volta oggi è prigioniero e succube del sistema di credito finanziario. In altre parole, abbiamo l’aereo, abbiamo il motore, abbiamo il pilota, abbiamo la pista di decollo, ma ci manca il carburante.
Questo è il vero problema. Apertura non chiusura. Bisogna aprire il credito, ritornare a dare fiducia a chi se la merita.
Perciò, in questo fascicolo, due giovani amici entrano a pieni voti a far parte dei collaboratori di Natural 1; sono due fotografi, uno di loro, nell’ambito fotografico si fa chiamare Otellofelix e l’altra si chiama Sara Del Moro.
Tutti e due hanno inviato i loro scatti alla redazione di Natural1 che li ha selezionati e li ha pubblicati come da tradizione ormai, su questo fascicolo di ottobre; un omaggio alla fotografia, alla natura ed all’entusiasmo. Sono belle immagini, che dimostrano quanto amore e quanta passione sia presente nei nostri giovani. Diamo loro credito e fiducia, naturalmente sempre se se lo meritano.