Giovanni Dinelli, Mattia Alpi
Prove sperimentali sono in corso per valutare potenziali sostituti “non di sintesi” dell’erbicida glyphosate: la combinazione di acido acetico e alcuni oli essenziali sta fornendo risultati interessanti per il diserbo non selettivo. Ulteriori studi saranno necessari per rendere tali trattamenti competitivi anche da un punto di vista economico.
Nell’ultimo decennio, sono stati applicati in tutto il mondo circa 6,1 miliardi di chilogrammi dell’erbicida glifosato [N-(fosfonometil) glicina]. Questo erbicida ha un ruolo fondamentale sia nella cosiddetta agricoltura “blu” (ovvero sistemi di produzione agricola attenti alla gestione agronomica e conservativa del suolo) che in diversi schemi di lotta integrata (IPM). Nonostante sia l’erbicida più applicato al mondo, nel 2015 il glifosato è stato classificato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo” dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Ricerche recenti suggeriscono che l’erbicida persiste più a lungo con il ritorno al suolo dei residui colturali contenenti glifosato (Mayers et al., 2016). Esistono prove che suggeriscono che gli erbicidi a base di glifosato possono influenzare negativamente l’ecologia degli invertebrati acquatici e la ricerca ha anche mostrato un impatto negativo per gli anfibi, per i lombrichi e per il microbioma del suolo (Mayers et al., 2016). La forte pressione esercitata dalle associazioni dei consumatori e dalle organizzazioni ambientaliste sugli enti regolatori europei potrebbe provocare in tempi relativamente brevi la messa al bando del glifosato. L’eventuale uscita del glifosato dal mercato dei diserbanti avrà senza ombra di dubbi notevole ripercussioni per i sistemi agricoli convenzionali: da diversi decenni le industrie agrochimiche non investono nella ricerca di nuovi diserbanti e i principi attivi disponibili sono sempre quelli immessi sul mercato ormai da oltre 40 anni. Quindi, la sostituzione del glifosato non sarà semplice.
Il problema della gestione delle infestanti è anche un problema molto rilevante per il settore delle produzioni biologiche. In tale contesto il controllo della flora spontanea avviene prevalentemente utilizzando mezzi preventivi (rotazioni, colture di copertura) oppure tramite l’utilizzo di strumenti meccanici (sarchiatura, strigliatura) e/o fisici (pirodiserbo). Mancano del tutto mezzi di contenimento basati su sostanze naturali non di sintesi chimica. Considerando che il Green Deal europeo, piano strategico di recente pubblicazione, ha tra i suoi obiettivi l’incremento della superficie coltivata a biologico fino al 25% della attuale SAU (superficie agricola utilizzata), trovare soluzioni che facilitino la gestione delle infestanti compatibili con gli standard produttivi del settore biologico diventerà un fattore di grande rilevanza nel prossimo decennio, per favorire la transizione di agricoltori convenzionali, poco inclini a utilizzare mezzi preventivi per la gestione delle infestanti, verso l’agricoltura biologica
Gli oli essenziali (OE) e i loro componenti, principalmente terpenoidi, come composti naturali puri o in miscele, a causa della loro diversità strutturale e della forte attività fitotossica, sono considerati buoni candidati per lo sviluppo di nuovi bioerbicidi (Verdeguer et al., 2020). In particolare, gli OE di citronella e chiodi di garofano, rispettivamente ricchi dei terpenoidi geraniolo ed eugenolo, hanno dimostrato una rilevante fitotossicità nei confronti di diverse specie infestanti. Un altro valido bioerbicida è il componente principale dell’aceto, l’acido acetico, che può alterare le membrane cellulari, inducendo l’essiccazione dei tessuti vegetali e la morte delle piante (Kremer, 2018). Le prove che si stanno svolgendo presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari (DISTAL) dell’Università di Bologna sono mirate a identificare trattamenti alternativi per il controllo delle infestanti, a base di composti non di sintesi chimica. L’attenzione è stata posta alla valutazione dell’influenza dell’acido acetico e di diverse concentrazioni di OE, la loro applicazione combinata, anche con adiuvanti, sul controllo delle infestanti. Nel presente articolo vengono riportate alcune delle prove più significative condotte su di un “tetto verde” (definibile anche come “tetto pensile, ovvero un tetto parzialmente o integralmente ricoperto di vegetazione), volte a testare gli effetti erbicidi dell’acido acetico e degli OE (chiodi di garofano e citronella).

Una prima prova è stata condotta simulando una situazione solitamente complicata per i trattamenti di controllo meccanico delle infestanti in contesto urbano, ovvero una superficie ciotolata di circa 2 m2. In figura 1 viene riportata la composizione floristica dell’area trattata, che presentava una infestazione pari di oltre 470 piante per m2, con un sostanziale equilibrio tra specie dicotiledoni (52%) e monocotiledoni (48%). Il trattamento è stato effettuato con una soluzione titolata al 15% in acido acetico. Il primo trattamento è stato effettuato il 5 maggio 2020 erogando un volume equivalente a 800 L/ha, su metà della superficie (1 m2) con un erogatore portatile (diametro gocce compreso tra 200-400 mm). Sono poi stati effettuati un secondo e un terzo trattamento, rispettivamente in data 4 e 18 giugno 2020, sempre alle medesime condizioni, ma limitando l’irrorazione alle sole piante sopravvissute ai trattamenti precedenti. Come riportato in Figura 2, il primo trattamento ha avuto un effetto fortemente significativo nel ridurre l’infestazione di oltre l’85% (da 472 a 63 piante m2), mentre il secondo trattamento ha ulteriormente ridotto del 65% la presenza delle infestanti (da 63 a 22 piante m2). Infine, il terzo trattamento ha completamente eliminato le infestanti dall’area considerata. L’effetto è risultato chiaramente visibile fino a oltre un mese e mezzo dall’ultimo trattamento (Figura 3). In generale, è stato osservato un migliore controllo delle specie dicotiledoni, che a eccezione di Euphorbia prostrata, la quale ha richiesto un secondo trattamento, tutte le rimanenti specie dicotiledoni sono state controllate con un solo trattamento (Figura 2). Viceversa, per il controllo delle due monocotiledoni più abbondanti, ovvero Digitaria sanguinalis e Poa spp., sono stati necessari rispettivamente tre e due trattamenti.
La stessa prova è stata ripetuta nell’anno 2021, nella stessa area trattata nel 2020, non modificando alcuna condizione sperimentale, fatta eccezione per il trattamento effettuato con una soluzione titolata al 15% in acido acetico e contenente 1,5% di OE, rispettivamente di chiodi di garofano e di citronella. La composizione floristica al momento del trattamento (03/05/2021) era molto simile a quanto osservato nell’anno precedente (dati non mostrati), con tuttavia una infestazione più che doppia rispetto all’anno precedente (1210 piante m2). Il trattamento ha avuto un effetto risolutivo nel ridurre l’infestazione a un valore prossimo al 100% (da 1210 a 2 piante m2). Non è stato pertanto necessario procedere a ulteriori trattamenti. La quasi completa eliminazione della flora spontanea è stata osservata fino a circa un mese dopo il trattamento.
Dati gli incoraggianti risultati ottenuti, è stata allestita un ulteriore prova parcellare. Il disegno sperimentale completamente randomizzato con 3 repliche includeva i seguenti trattamenti: aceto naturale concentrato (10 e 20% in acido acetico) (AN), acido acetico glaciale (10 e 20%) (AA), OE di chiodi di garofano (1,5 e 3% in eugenolo) (EU), citronella OE (1,5 e 3% in geraniolo) (GE), acido acetico glaciale (10 e 20%) più 1,5% di eugenolo e geraniolo (MIX), acido acetico glaciale (10 e 20%) più 25% di residui di botte di aceto balsamico più 0,15% di un formulante bioadesivante (ACT). I trattamenti sono stati applicati al volume di 850 L/ha. La valutazione visiva dell’indice di copertura delle infestanti e la determinazione della percentuale di controllo dei trattamenti sono stati effettuati a 7 e 28 giorni dopo il trattamento (28 aprile 2021)…