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Editoriale luglio-agosto 2009

Autori:
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Bruno Agostinelli

Livorno, 1400. Livorno, sotto il dominio di Genova nei primi anni del quattrocento, era un piccolo paesino composto da poco più di mille abitanti. Ma con l’avvento dei Medici, la città crebbe e diventò nel millecinquecento il porto più importante di tutto il Mediterraneo.
Navi olandesi e inglesi facevano la spola fra i mari nordici e il suo porto, scaricando carichi di pesce salato, piombo, tessuti di lana e caricando, tornando in patria sete, vino, olio e spezie varie. Livorno era stata scelta dagli inglesi per il clima favorevole, la qualità degli ormeggi e dell’ospitalità e per la politica di apertura ai commercianti stranieri. Durante il periodo delle pestilenze, nacquero degli Uffici Sanitari che dovevano tutelare la salute pubblica attraverso i controlli di tutto quanto transitava nel porto. Dapprima erano istituzioni provvisorie, poi divennero permanenti e poi attraverso l’integrazione del potere giudiziario e legislativo si chiamarono Magistrature. Questi Magistrati dovevano controllare le situazioni igieniche di bordo, l’attività dei medici stessi, le cambuse, le farmacie, insomma divennero i responsabili di tutto il movimento delle cose e delle persone relativo al porto e alle sue infrastrutture. Avevano un potere enorme. Per quanto concerneva gli scambi che avvenivano in porto, il magistrato poteva decidere quali tipi di “purga” e di quarantena addossare ad una nave e al suo equipaggio. A Livorno funzionava così; una volta che la nave arrivava in rada, (prima dell’imboccatura del porto quindi), gettava l’ancora e alzava una bandiera di riconoscimento. A questo punto, se non c’erano sospetti di pestilenza a bordo, il capitano si poteva avvicinare all’imboccatura del porto con una scialuppa così da permettere il controllo dei documenti di bordo, utilizzando una lunga asta di legno. Dopo questo esame, il capitano poteva tornare a bordo della nave accompagnato da due guardie livornesi che rimanevano con l’equipaggio per tutto il tempo della purga e/o quarantena (il tutto a spese degli inglesi). Pensate al disagio e ai costi relativi al rimanere bloccati da quaranta a sessanta giorni immobili in rada, in balia degli eventi atmosferici e con la merce nelle stive!
Verso la metà del milleseicento arrivò a Livorno una nave sulla quale era imbarcata la moglie del Console inglese, che doveva raggiungere il marito. Alla signora fu permesso di abbandonare la nave, ma venne inviata al lazzaretto di San Jacopo per la quarantena. Il Console, ottenne il permesso di vederla e il grande privilegio di poter cenare con lei a condizione che stessero ad almeno cinque braccia l’uno lontano dall’altra, seduti a due tavoli diversi.
Il Console fece una mossa sbagliata; si servì con lo stesso cucchiaio che era stato posto nel servizio di portata della moglie. Le guardie informarono la Sanità e il Console dovette rimanere imprigionato con la moglie nel lazzaretto per tutto il periodo della quarantena. A nulla valsero le rimostranze del Console e del governo inglese, che sembra non fosse molto contento di questa decisione. Dopo questo fatto, i rapporti fra i marinai inglesi e la burocrazia italiana a Livorno peggiorarono moltissimo lasciando spazio a Genova che nel frattempo era disposta a concedere ogni tipo di privilegio ai navigatori stranieri.
Ci sono dei fatti che di per sè possono non apparire così importanti, ma avvengono al momento giusto e possono perciò scatenare una serie di reazioni che fanno poi la storia.
Roma 19 giugno 2009. La Federazione Erboristi Italiani (F.E.I.) annuncia l’avvenuta presentazione del disegno di legge n. 1576 d’iniziativa dei Senatori Fleres ed Alicata dal titolo “Disposizioni in materia di istituzione e disciplina della professione di erborista e dell’attività commerciale di erboristeria”. Il testo è stato assegnato il 17 giugno alla XII Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica in sede referente.
Ora, “presentazione di un disegno di legge” vuol dire proporre un testo normativo all’approvazione del Senato, con il complesso iter che ne segue, e non certo “legiferare”.
Troverete il testo completo del disegno di legge sul nostro sito sotto la voce “Legislazione ed Iniziative Istituzionali”.
Vi lasciamo alle vacanze, alle riflessioni sul machiavellismo della burocrazia nel milleseicento, e oggi, e su quanto questo possa influire sul disegno di legge sull’erboristeria presentato in questi giorni, (buon teatro di battaglie per l’autunno). Sarà interessante osservarne gli effetti anche in relazione ai corsi di Laurea nel settore erboristico che si dovranno adeguare alla riforma in atto nota come n°270 decreto Moratti (un ampio servizio su questo fascicolo a pag. 51).
Una domanda… ricordate il Console inglese e sua moglie? Secondo voi, prendere il cucchiaio fu vera disattenzione?