Bruno Agostinelli
Laszlo Moholy-Nagy, uno dei grandi maestri della fotografia, diceva che l’intuizione è come una logica accelerata, che corre su un binario parallelo al pensiero conscio, e che differisce da questo per la sua maggiore fluidità. Potremmo aggiungere per la sua “maggiore velocità”. Fu quello che avvenne nella mente di Peter Djarle quando vide un’imbarcazione avvicinarsi alla banchisa nord del porticciolo di Spitsbergen, un’isola delle Svalbard, al largo della Norvegia. Un lampo nella mente, una sensazione di disagio. una macchiolina nera all’orizzonte sul mare. Peter era un uomo giovane, schivo, di poche parole, molto determinato, che aveva fatto del suo lavoro una missione. Non aveva paura della solitudine, anzi ci conviveva con soddisfazione. Era in forze al Centro da più di quattro anni; praticamente dal momento in cui era stato inaugurato nel 2008.
Già l’anno prima i russi avevano iniziato le trivellazioni degli spazi intorno all’arcipelago, poi i suoi connazionali norvegesi, e il rischio era quello di trovarsi a fare la guardia all’Arca, in mezzo a pozzi di petrolio. L’ “Arca”…, Peter e i suoi colleghi chiamavano così quel misterioso deposito lungo quasi centocinquanta metri, che perforava la montagna di ghiaccio, in cui dormivano milioni di semi di colture fondamentali per la vita dell’uomo.
I semi arrivavano lì da tutte le parti del mondo e potevano essere considerati patrimonio genetico dell’umanità. Per migliaia di anni l’uomo ha sempre cercato di sviluppare l’agricoltura, per migliorare i raccolti sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo, sviluppando varietà di piante che apparentemente offrivano un reddito più alto e una maggiore facilità di coltivazione. Queste selezioni e questo comportamento hanno portato indubbiamente beneficio alla società, ma a discapito della biodiversità. Infatti oggi le colture sono ormai standardizzate e i contadini stessi tendono a coltivare un numero sempre più esiguo di varietà di piante.
Peter, vide che la macchiolina nera all’orizzonte si avvicinava sempre di più; tolse il cappuccio di metallo alle lenti del binocolo in dotazione, uno strumento con prismi a Porro, capace di dieci ingrandimenti, con meccanismo antivibrazione; lo portò agli occhi e cercò di distinguere meglio le figure a bordo dell’ imbarcazione. Strano, il natante issava bandiera svedese e le persone erano irriconoscibili, in quanto indossavano un passamontagna arancione che copriva loro il viso, dello stesso colore della sua divisa. Il cielo era di un azzurro intenso, senza l’ombra di una nuvola, il mare calmo, neppure un alito di vento.
Peter era teso, leggermente in ansia; ricordava quello che gli avevano insegnato. I campioni delle collezioni custodite nell’Arca erano costituiti da migliaia di buste perfettamente sigillate, contenenti ognuna alcune centinaia di semi. Le buste erano sigillate, e non sarebbero mai state aperte da nessuno. L’Arca avrebbe potuto consegnare alcuni campioni di sementi solo nel caso in cui tutte le Banche nel mondo fossero state sprovviste della stessa varietà e li avrebbero potuti consegnare solo a seguito della garanzia che chi li avrebbe presi in gestione, li avrebbe fatti germogliare creando nuovi semi da restituire all’Arca stessa.
- Zitomir. (Ucraina). Heinz Brucher, un giovane tedesco di ventisette anni, membro della Ahnenerbe (“Società di ricerca dell’eredità ancestrale”, creata dal comandante delle SS, Heinrich Himmler e da Hermann Wirth e Walter Darré) si avvicinò con i suoi uomini al Centro di Ricerca Botanica per la Genetica delle Piante. L’idea era quella di farsi consegnare tutte le sementi e gli studi effettuati su di esse, per poi continuare le ricerche in territorio tedesco in una sede segreta che poi venne identificata in un castello di Lannach, vicino a Graz.
Sulla porta ad attenderli solo un ragazzo biondo, di carnagione rosea, col fucile a tracolla e la voce tremante, Boris Yugònov che non potè fare altro che indicare il percorso degli uffici. Gli ufficiali SS si mossero con sicurezza e il loro interprete, un certo Arnold Steinbrecher, cercò con imbarazzo di spiegare ai funzionari del Centro che non si trattava di un’operazione militare ma di una confisca temporanea per il bene della ricerca scientifica. Lara Achmatova non potè fare altro che consegnare le mappe dell’edificio. La stessa scena si verificò in altri 18 centri di ricerca, localizzati sia in Crimea che in Ucraina. - Lannach (Austria). Heinz Brucher avvicinò il suo calice a quello del collega Steinbrecher e brindò alla loro lealtà ed amicizia. Le SS avevano chiesto loro di far saltare il castello di Lannach distruggendo tutti i semi, gli studi relativi e tutta la documentazione per non lasciarli cadere nelle mani dei russi, che stavano conducendo l’avanzata finale che avrebbe poi concluso quel terribile conflitto durato sei anni.
Non fecero nulla di tutto ciò che era stato ordinato, trasportarono invece i loro bagagli all’esterno, si salutarono e presero due direzioni diverse.
17 dicembre del 1991. Argentina. Heinz Brucher venne trovato morto nel giardino della sua fazenda, vicino a Buenos Ayres. Una pallottola l’aveva ucciso. Aveva 75 anni. - Spitzbergen. Isole Svalbard. Peter Djarle, dopo aver superato il piccolo recinto di sicurezza, entrò nella cupola di ghiaccio della guardiola attraverso una piccola porta di acciaio, si tolse il parka che lo stava rallentando nei movimenti e si avvicinò alla radio. Preso microfono e cuffia cominciò a litigare con l’attrezzatura, cercando un contatto con l’imbarcazione che si stava avvicinando; …forse doveva avvisare i colleghi di stanza alla base, forse la guerra dei semi non era finita…
- Milano. I fatti relativi al periodo dagli anni ’40 fino al 1991, sono assolutamente veri, se non i luoghi. I personaggi Heinz Brucher, Arnold Steinbrecher, sono esistiti. Il giovane Peter Djarle, Lara Achmatova, Boris Yugònov, probabilmente esistono o sono esistiti, ma, con altri nomi. I fatti riferentesi al 2011, speriamo che non avvengano mai, ma il pericolo che possano concretizzarsi esiste e ciò è più che mai inquietante.
L’Arca, la cassaforte dei semi delle Svalbard, per fortuna esiste veramente grazie all’iniziativa di Cary Fowler e al governo norvegese. Se avete cominciato a leggere questo scritto dalla fine, mi dispiace per voi.